Cosa sta dicendo il manometro
Sulle caldaie murali italiane il manometro è quasi sempre sotto il corpo macchina o sul frontale, con la scala in bar. Non è un termometro e non è il display degli errori. È un ago, o una riga digitale, che misura la pressione dell’acqua nel circuito chiuso: termosifoni, tubi, scambiatore. Se quell’ago cade, la caldaia smette di lavorare per proteggersi. Il rumore che senti — un click, un codice, l’acqua calda che arriva a scatti — è spesso la conseguenza, non la causa.
Leggi il numero a impianto freddo. A caldo l’acqua si dilata e l’ago sale: è normale. Confrontare un valore letto a metà pomeriggio, con i radiatori già caldi, e la tacca del libretto scritta «a freddo» produce una diagnosi sbagliata. Spegni, aspetta che i termosifoni siano tiepidi, poi guarda. Se puoi, fai una foto al manometro e al codice sul display. Quando chiami, quella foto vale più di «non va».
I libretti delle caldaie murali di uso comune — condensazione da 24 kW inclusa — indicano di solito una pressione a freddo intorno a 1–1,5 bar. Sotto la tacca minima del modello, spesso vicina a 0,5–0,8 bar, molte macchine vanno in blocco. Sopra 2,5–3 bar la valvola di sicurezza può iniziare a scaricare. Questi numeri non sono una legge e non sono un preventivo: sono l’ordine di grandezza che trovi sul tuo libretto. Se il libretto dice un’altra fascia, vince il libretto.
| Lettura a freddo | Cosa indica di solito | Cosa fai |
|---|---|---|
| Sotto 0,5 bar | Circuito quasi vuoto; molte murali si bloccano. | Non insistere sul riarmo. Cerca una perdita a vista, poi decidi se caricare. |
| 1–1,5 bar | Fascia ricorrente sui libretti a impianto freddo. | Osserva se resta stabile dopo un giorno di uso normale. |
| Verso 2 bar a caldo | Salita attesa quando l’acqua si dilata. | Non è un allarme da solo. Conta il ritorno a freddo. |
| Sopra 2,5–3 bar | Troppo pieno, o vaso di espansione in crisi. | Non aggiungere acqua. Se gocciola la valvola di sicurezza, chiama. |
Il codice sul display non si traduce con una tabella universale. Ariston, Baxi, Vaillant, Immergas, Beretta e le altre marche usano sigle diverse per lo stesso blocco. Aprilo sul libretto della tua macchina, non su un riassunto letto in fretta. Se il codice parla di fiamma, sonda o scarico fumi, non è un problema di pressione: smetti di caricare acqua e passa al tecnico.
Cosa puoi vedere senza aprire l’impianto
Un controllo utile è corto. Non è una riparazione. Serve a arrivare al telefono con una frase precisa, non con «c’è un problema in casa». Se a un certo punto senti gas, vedi acqua che non si ferma, o non riconosci il rubinetto, il controllo è finito.
- Odore di gas. Esci, non accendere interruttori, non usare il telefono in casa. Chiama i soccorsi o il numero di pronto intervento del distributore. Qui il manometro non conta.
- Acqua sul pavimento o sotto la caldaia. Chiudi il rubinetto a monte se lo conosci. Una pozza sotto il sifone della condensa, su una caldaia a condensazione, può essere solo scarico: è tiepida e inodore. Un filo continuo dal corpo macchina o da un raccordo è un’altra cosa.
- Manometro a freddo. Annota il numero. Se è già nella fascia del libretto, il blocco ha un’altra causa e caricare non serve.
- Termosifoni freddi in alto, caldi in basso. Puoi sfiatare uno radiatore, quello più alto o quello che non scalda, con una chiave di sfiato e uno straccio. Il gesto completo, e quando l’acqua nera vuol dire fermarsi, sta in termosifone freddo in alto. Poi rileggi il manometro: lo sfiato toglie acqua e aria, e la pressione scende. Non svuotare tutta la casa «per prova».
- Un solo riarmo, se il libretto lo descrive. Se dopo quel gesto la macchina riparte e tiene la pressione, hai finito. Se il blocco torna subito, insistere consuma la scheda e non aggiunge informazione.
Non aprire il circuito sigillato, non svitare lo scambiatore, non «provare» il gas. L’impianto termico e il gas li tocca chi è abilitato al DM 37/08. Non è un bollino di questo sito: è quello che deve stare sul lavoro.
Come si carica, se il rubinetto lo conosci già
Su un impianto autonomo il rubinetto di carico sta di solito sotto la caldaia, tra l’ingresso dell’acqua fredda e il circuito di riscaldamento. È un piccolo volantino, spesso blu o nero. Non è il rubinetto generale dell’appartamento e non è la valvola di un termosifone. Se non l’hai mai usato, e non è evidente, non è nascosto per farti indovinare: fermati.
La sequenza è lenta. Apri di poco. Guarda l’ago, non il getto. Chiudi quando sei nella fascia del libretto, di solito verso 1,2–1,5 bar a freddo. Aspetta un minuto: se l’ago continua a salire da solo, il rubinetto non ha chiuso. Stringi. Un errore frequente è inseguire i 2 bar «per stare larghi». Così, a caldo, la valvola di sicurezza inizia a gocciolare e perdi di nuovo acqua. Il carico non è una regolazione fine: è riportare il circuito al valore scritto, poi chiudere.
Dopo il carico fai un giro dei termosifoni. Se uno sfiata ancora aria, ripeti su quello e ricontrolla il manometro. Poi usa la casa in modo normale per un giorno. Se la pressione resta, il controllo è chiuso. Se ricade, non è «un altro mezzo giro»: è una perdita o un vaso di espansione che non fa più il suo lavoro.
Se la caldaia è nuova e il tecnico ti ha mostrato il rubinetto alla prima accensione, questo è il gesto che ti ha lasciato. Se la caldaia è di un affitto e non hai il libretto, non inventare il punto di carico. Chiedi al proprietario o apri l’elenco.
Una pompa di calore, una caldaia a pellet o una stufa idro non si caricano con lo stesso gesto. Se in casa non c’è una murale a gas, questa scheda non è la tua: torna alle guide per mestiere o apri l’elenco idraulica.
Se la pressione torna a scendere
Un calo lento, in settimane, dopo un carico corretto, punta spesso al vaso di espansione: la membrana non tiene più la precarica e l’impianto «mangia» pressione a ogni ciclo di caldo e freddo. Non si diagnostica dal corridoio e non si sostituisce da soli. Un calo in ore, o una pozza che torna, è una perdita. I punti tipici sono la valvola di un radiatore, un raccordo sotto il pavimento, lo scambiatore, o la valvola di sicurezza che scarica in un imbutino sempre umido.
Distingui la condensa dalla perdita. Sulla condensazione un filo dal sifone, dopo un lungo uso, può essere normale. Un filo dal corpo, da un attacco filettato, o da un termosifone, no. Se senti un sibilo in un radiatore e l’umidità è sul muro dietro, non è «muffa di stagione»: è acqua dell’impianto. Tinteggiare sopra non chiude il circuito.
Se la pressione invece sale troppo a ogni accensione e a freddo non torna nella fascia, il vaso o la valvola di sicurezza sono i primi sospetti. Aggiungere acqua peggiora. Scaricare a caso dal rubinetto di un termosifone, senza sapere dove va quell’acqua, può vuotare di nuovo il circuito. Qui il fai-da-te è finito: serve chi vede l’impianto e ha l’abilitazione.
In inverno il primo gelo rende visibile un problema che c’era già a ottobre. Il manometro basso la sera del primo freddo non è un incidente isolato: è un circuito che perdeva o un vaso già stanco. Caricare quella sera può farti dormire. Non sostituisce la manutenzione sul libretto di impianto, né il controllo che la tua Regione chiede per rendimento e fumi. La cadenza sta sul libretto e sulla delibera locale, non su un numero inventato da questa pagina.
Quando smettere e chiamare
Chiama se l’acqua non si ferma, se senti gas, se dopo un carico la pressione ricade, se non trovi il rubinetto, se il blocco torna subito, o se il lavoro tocca gas e circuito sigillato. Chiama anche se la caldaia ha più di qualche stagione e non ha un libretto aggiornato: il problema di pressione è spesso il momento in cui emerge altro — fumi, condensa, scambiatore. Non è il momento di «provare un’altra marca di additivo» comprata al volo.
Al telefono servi tre cose: città e zona, se l’impianto è autonomo o centralizzato, e cosa hai già fatto («ho letto 0,4 bar a freddo, ho caricato a 1,2, stamattina era di nuovo a 0,6»). Se c’è un codice, dettalo. Non chiedere un prezzo chiuso al primo squillo: una perdita sotto traccia e un rubinetto di carico che non chiude non sono lo stesso intervento. Per leggere un importo, usa Costi; per una detrazione su una sostituzione, Bonus. Questa scheda resta sul quando smettere.
L’idraulico che tocca gas e termico deve essere abilitato al DM 37/08. Se si maneggia il refrigerante di una pompa, serve anche F-GAS. Chiedilo. ArtigianiVicino non certifica imprese e non mette bollini: in elenco mostriamo le voci già presenti sulla scheda. Poi chiami tu.
Elenco idraulica Accensione 2026 Infiltrazione tetto Potenza in kW Fasce di costo
Impianto autonomo e condominio
Se la caldaia è tua, nel ripostiglio o in cucina, il controllo di questa pagina ti riguarda. Se il calore arriva da una centrale termica del palazzo, il manometro che conta non è in casa tua. Puoi chiudere i tuoi caloriferi, vedere se un radiatore perde, e avvisare l’amministratore o il manutentore del contratto condominiale. Non entrare in centrale, non «caricare» un impianto che non è tuo, non promettere al vicino che «basta un po’ d’acqua».
In un autonomo, il vaso di espansione è spesso sotto la caldaia. In un centralizzato è in centrale, insieme a pompe e valvole che non si improvvisano. La differenza cambia chi chiami: un idraulico per l’appartamento, o il riferimento del condominio. Se non sai quale dei due hai, guarda se in casa esiste una caldaia murale che fa anche l’acqua calda sanitaria. Se l’acqua calda arriva da uno scaldabagno e i termosifoni da un’unica colonna del palazzo, sei sul secondo caso.
Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna: filtra l’elenco per idraulica, leggi nome e recapito, componi tu il numero. Non partiamo noi. Un sopralluogo non si fa da questa pagina.
Domande prima del telefono
A che pressione deve stare la caldaia?
Sui libretti delle caldaie murali si legge di solito 1–1,5 bar a impianto freddo. Non è un valore di legge: è quello del tuo modello. Se il manometro sta sotto la tacca minima del libretto, molte macchine vanno in blocco.
Posso caricare l’acqua da solo?
Sì, su un impianto autonomo, se conosci già il rubinetto di carico e non c’è una perdita in corso. Apri piano, guarda l’ago, chiudi. Se non hai mai visto quel rubinetto, o se la pressione risale e poi ricade in poche ore, fermati e chiama.
Se dopo il carico la pressione scende di nuovo?
C’è una via d’uscita per l’acqua o per l’aria. Può essere una valvola, un radiatore, lo scambiatore, la valvola di sicurezza o il vaso di espansione. Non è un secondo carico che sistema. Serve un idraulico.
In condominio posso toccare la caldaia centralizzata?
No. L’impianto centralizzato lo gestisce il manutentore del condominio. Tu puoi chiudere i tuoi termosifoni e avvisare l’amministratore. Non entrare in centrale termica.
ArtigianiVicino manda un tecnico?
No. Apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese.
Poi apri l’elenco e chiama tu
Se il controllo è finito e serve una ditta, filtra idraulica e riscaldamento. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Se stai ancora misurando i kilowatt di casa, usa il calcolatore; se stai leggendo un importo, vai su Costi.