Accensione del riscaldamento 2026: date per zona e cosa controllare prima

A fine settembre il freddo arriva prima del calendario. Prima di girare il termostato, guarda la zona del tuo Comune, se l’impianto è tuo o del palazzo, e se la caldaia è pronta. ArtigianiVicino non diagnostica a distanza e non manda la richiesta: l’elenco lo apri tu.

Il calendario non è il termometro

In Italia la data di accensione non la decide il brivido in salotto. La decide la zona climatica del Comune, assegnata in base ai gradi-giorno: quanti gradi mancano, in un inverno convenzionale, per tenere 20 °C in casa. Lo scrive il D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412, art. 2 e allegato A. Sei fasce, dalla A alla F. La A è la più mite, la F non ha tetto di periodo né di ore. Il D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74, art. 4, ripete le stesse finestre e le stesse ore massime, e dice anche che le ore si possono spezzare in due o più fasce, sempre tra le 5 e le 23, tranne in zona F.

Per la stagione 2026/2027, in assenza di un decreto nazionale che le sposti, restano queste finestre. Non è un calendario «nuovo di quest’anno»: è lo stesso art. 4, ancora in vigore. Se il Governo, la Regione o il sindaco pubblicano una deroga, vince quel testo, non questa pagina. Il Comune lo comunica con un’ordinanza: è l’unico avviso che conta in settimana di gelo anticipato.

Periodo ordinario e ore massime di accensione per zona climatica, D.P.R. 74/2013, art. 4
Zona Periodo ordinario Ore al giorno Esempi
A 1° dicembre – 15 marzo 6 Lampedusa, Linosa
B 1° dicembre – 31 marzo 8 Palermo, Catania, Trapani
C 15 novembre – 31 marzo 10 Napoli, Bari, Cagliari
D 1° novembre – 15 aprile 12 Roma, Firenze, Genova
E 15 ottobre – 15 aprile 14 Milano, Torino, Bologna, Venezia
F Nessun limite di periodo Nessun tetto Belluno, Cuneo, molti comuni alpini

Fuori da quelle date l’impianto si può accendere solo se il clima lo giustifica, e comunque per non più della metà delle ore ordinarie. Lo dice lo stesso art. 4, comma 3. Un’ondata di freddo a fine settembre, in zona E, non trasforma il 21 settembre nel 15 ottobre: diventa, al più, una finestra corta, se il sindaco non ha già allargato il periodo. Non inventiamo qui un importo di multa: i controlli e le sanzioni, se ci sono, li applica il Comune sul testo vigente, non un riassunto letto in fretta.

La temperatura media in casa, a impianto acceso, non deve superare 20 °C con 2 °C di tolleranza, quindi 22 °C. Per gli edifici industriali e artigianali il tetto è 18 °C più la stessa tolleranza. Fonte: D.P.R. 74/2013, art. 3. Alzare il termostato a 24 «per scaldare prima» non è un trucco: è fuori norma e spreca gas.

Le cinque città dell’elenco

I gradi-giorno dell’allegato A del 412/1993, per i capoluoghi che filtri in elenco, sono questi. Non è una media di questa pagina e non è un prezzo: è la riga del Comune.

Gradi-giorno, zona e prima accensione ordinaria nei capoluoghi dell'elenco
Città Gradi-giorno Zona Accensione ordinaria
Milano 2.404 E Dal 15 ottobre, fino a 14 ore
Torino 2.617 E Dal 15 ottobre, fino a 14 ore
Bologna 2.259 E Dal 15 ottobre, fino a 14 ore
Roma 1.415 D Dal 1° novembre, fino a 12 ore
Napoli 1.034 C Dal 15 novembre, fino a 10 ore

Un Comune satellitare non eredita automaticamente la zona del capoluogo. Monza non è Milano, Fiumicino non è Roma, Giugliano non è Napoli. La zona sta sull’allegato A, o sul sito del tuo Comune, o sul Catasto impianti termici della Regione. Se abiti in un comune di collina o di montagna, la lettera può essere più fredda di quella della città che usi per filtrare l’elenco. Non copiare la data del vicino: apri la riga del tuo Municipio. Nel 2026 un atto regionale può spostare la decorrenza: il Comune di Modena, pagina aggiornata il 24 settembre 2026, richiama la Delibera di Giunta regionale dell’Emilia-Romagna n. 1505 del 7 settembre 2026, che per quell’anno fissa l’avvio degli impianti termici a uso civile al 1° novembre. Non è una data da copiare a Milano o a Torino. Il 9 ottobre 2026 il Comune di Milano ha pubblicato l’avviso della stagione nuova: non sono le 14 ore di questa tabella, sono 8 fino al 30 ottobre e poi 13. A Bologna il comunicato del 29 settembre 2026 sposta l’avvio al 1° novembre. A Torino il comunicato del 14 ottobre 2026 sposta l’avvio al 19 ottobre, con 13 ore: non sono le 14 di questa tabella. Come non chiamare un idraulico per un orario sta in 8 ore a Milano il 15 ottobre e, per il termosifone spento giovedì a Torino, in termosifoni spenti fino al 19. La tabella qui sopra resta il calendario nazionale.

A inizio ottobre, in zona E, manca una settimana al 15. È il momento del controllo a freddo, non della sera del primo gelo, quando ogni idraulico ha già la giornata piena. A Roma e a Napoli hai più tempo di calendario e lo stesso rischio: una caldaia ferma da maggio non si «prova» il pomeriggio in cui torni dal lavoro con i termosifoni ghiacciati.

Autonomo e centralizzato

Se in casa hai una caldaia murale che fa anche l’acqua calda, l’impianto è tuo. Tu decidi quando alzare il termostato. Il calendario annuale resta: non è un consiglio di buon vicinato, è l’art. 4. Cambia il tetto di ore. Il comma 6, lettera g, dello stesso articolo dice che le ore giornaliere di cui ai commi 2, 3 e 4 non si applicano agli impianti di una singola unità residenziale se c’è un programmatore almeno su due livelli nelle 24 ore e se puoi spegnere il generatore in base a quello che ti serve. In pratica: una murale con cronotermostato non deve spegnersi per decreto alle 23 se tu l’hai già regolata. Non è un permesso a tenere 24 °C a settembre.

Se il calore arriva da una centrale del palazzo, la data e le fasce le tiene l’amministratore o il terzo responsabile, e le affigge. Il D.P.R. 74/2013, art. 4, comma 7, chiede una tabella in evidenza: periodo, orario scelto, recapito del responsabile, codice del Catasto impianti. L’assemblea può essere più stretta del decreto, non più larga senza ordinanza. Tu puoi chiudere i tuoi caloriferi, vedere se uno perde, e avvisare. Non entri in centrale, non «carichi» un impianto che non è tuo, non prometti al pianerottolo che «basta un po’ d’acqua».

Se ti sei staccato dal centralizzato e hai una murale tua, non sei più legato all’orario del palazzo. Restano zona, periodo, temperatura e, se manca il programmatore a due livelli, anche il tetto di ore. Il distacco non cancella il 74/2013. Se non sai quale dei due casi sei, guarda se in casa esiste una caldaia che produce anche l’acqua calda sanitaria. Se l’acqua calda arriva da uno scaldabagno e i termosifoni da una colonna unica, sei sul secondo caso.

In un autonomo il primo gesto utile è sul termostato e sul manometro, a impianto ancora freddo. In un centralizzato il primo gesto è leggere l’avviso in bacheca e, se manca, scrivere all’amministratore. Non sono lo stesso telefono.

Cosa controllare prima della prima accensione

Un controllo utile è corto. Non è una riparazione e non sostituisce la manutenzione sul libretto di impianto. Serve ad arrivare al 15 ottobre — o al 1° novembre, o al 15 novembre — senza scoprire il blocco la sera in cui serve il calore. Se a un certo punto senti gas, vedi acqua che non si ferma, o non riconosci un rubinetto, il controllo è finito.

  1. Odore di gas. Esci, non accendere interruttori, non usare il telefono in casa. Chiama i soccorsi o il pronto intervento del distributore. Qui la data di zona non conta.
  2. Libretto di impianto. Cerca l’ultima manutenzione e il rapporto di controllo di efficienza energetica. La cadenza la fissano il libretto, il costruttore e la delibera della tua Regione. Manutenzione e rapporto tipo 1 non sono la stessa data: il dettaglio sta in libretto e controllo fumi. Se il libretto è fermo da più di una stagione, non «provare» la macchina da solo il giorno dell’accensione: è il momento di un tecnico abilitato.
  3. Manometro a freddo. Sulle murali italiane sta di solito sotto il corpo o sul frontale. I libretti indicano spesso 1–1,5 bar a impianto spento. Se l’ago è già sotto la tacca minima, caricare può essere il gesto che ti hanno mostrato alla prima accensione — e solo se conosci il rubinetto. Il dettaglio di quella lettura sta in pressione della caldaia bassa. Questa scheda si ferma prima: se non hai mai visto quel rubinetto, non indovinare.
  4. Condensa, scarico, condotto. Una pozza tiepida sotto il sifone di una condensazione, dopo un uso lungo, può essere solo scarico. Un filo dal corpo, da un raccordo o da un termosifone no. Il terminale fumi, se lo vedi dal davanzale senza salire, non deve essere tappato da nidi, sacchetti o rami. Se per vederlo devi uscire sul cornicione, hai già finito: in quota non si «prova».
  5. Un giro dei termosifoni. Valvole aperte, teste termostatiche non chiuse a zero da maggio, niente panni stesi a coprire tutto il radiatore. Un calorifero freddo in alto e caldo in basso si può sfiatare uno, quello, con una chiave e uno straccio. Come distinguere aria, testa chiusa e fango, e quando fermarsi, sta in termosifone freddo in alto. I numeri sulla testa, e il caso di un Comune che nel 2026 ha spostato il giorno, stanno in valvole termostatiche. Poi rileggi il manometro: lo sfiato toglie acqua e aria. Non svuotare tutta la casa «per prova».
  6. Un solo riarmo, se il libretto lo descrive. Se dopo quel gesto la macchina riparte e tiene la pressione, hai finito il controllo. Se il blocco torna subito, insistere consuma la scheda e non aggiunge informazione.

Non aprire il circuito sigillato, non svitare lo scambiatore, non «provare» il gas, non salire sul tetto per il condotto. Impianto termico e gas li tocca chi è abilitato al DM 37/08. Se si maneggia il refrigerante di una pompa di calore, serve anche F-GAS. Non è un bollino di questo sito: è quello che deve stare sul lavoro.

La manutenzione periodica e il controllo fumi non sono lo stesso gesto del carico d’acqua. Il primo lo fa un manutentore e lo scrive sul libretto; il secondo, su un autonomo, a volte lo fai tu se già conosci il rubinetto. Confonderli è il motivo per cui a ottobre la macchina parte, fa un rumore nuovo, e dopo due sere va in blocco. Se la caldaia è di un affitto e non hai il libretto, chiedilo al proprietario prima di inventare il punto di carico.

Se la caldaia non parte

Il primo freddo rende visibile un problema che c’era già a giugno. Un manometro basso, un vaso di espansione stanco, una valvola di un radiatore che gocciola dietro il mobile: in estate non li vedi. A ottobre sì. Caricare quella sera può farti dormire. Non sostituisce il controllo sul libretto, né il rapporto di efficienza che la Regione chiede.

Distingui tre casi. Se l’ago è basso e dopo un carico resta nella fascia del libretto, il circuito era vuoto: tieni d’occhio un giorno. Se l’ago ricade in poche ore, c’è una via d’uscita per l’acqua o per l’aria: non è un secondo mezzo giro. Se il display parla di fiamma, sonda o scarico fumi, non è un problema di pressione: smetti di aggiungere acqua. I codici non sono universali. Ariston, Baxi, Vaillant, Immergas, Beretta usano sigle diverse per lo stesso blocco. Aprilo sul libretto della tua macchina.

Una pompa di calore, una caldaia a pellet o una stufa idro non si «accendono» con lo stesso gesto della murale a gas. Il filtro dello split e la griglia esterna, a fine settembre, stanno in filtri della pompa di calore. Se in casa non c’è una murale, questa scheda ti serve per la data di zona e per sapere chi chiamare, non per un rubinetto che non hai. Il limite lombardo sulle stelle della stufa, dal 1° ottobre, non è questa data: sta in stufa e camino prima del 1° ottobre. Per una stima di potenza, non di data, c’è il calcolatore in kW. Per una detrazione su una sostituzione, Bonus. Per leggere un importo, Costi.

Quando smettere e chiamare

Chiama se senti gas, se l’acqua non si ferma, se dopo un carico la pressione ricade, se non trovi il rubinetto, se il blocco torna subito, se il condotto non è visibile da terra, o se il lavoro tocca gas e circuito sigillato. Chiama anche se il libretto è fermo e la stagione sta per partire: a metà settembre, in zona E, sei ancora in tempo; la sera del 15 ottobre no.

Al telefono servi quattro cose: città e zona, se l’impianto è autonomo o centralizzato, la data in cui vuoi accendere, e cosa hai già fatto («manometro a 0,4 a freddo, nessun carico, codice sul display»). Non chiedere un prezzo chiuso al primo squillo: una prima accensione dopo la manutenzione e una perdita sotto traccia non sono lo stesso intervento. Questa scheda resta sul quando e sul cosa vedere. L’elenco, se serve una ditta, lo apri tu.

L’idraulico che tocca gas e termico deve essere abilitato al DM 37/08. Se si maneggia il refrigerante di una pompa, serve anche F-GAS. Chiedilo. ArtigianiVicino non certifica imprese e non mette bollini: in elenco mostriamo le voci già presenti sulla scheda. Poi componi tu il numero.

Elenco idraulica Filtri pompa di calore Pressione caldaia Infiltrazione tetto Potenza in kW

Fuori periodo e ordinanze

Il sindaco può allargare o restringere periodo, ore e temperatura massima, «a fronte di comprovate esigenze», e deve informare subito la popolazione. È l’art. 5 del D.P.R. 74/2013. Succede quando il freddo arriva prima, o quando una crisi energetica chiede di tagliare. Non succede in silenzio: cercalo sul sito del Comune o in bacheca, non su un titolo letto di corsa.

Senza ordinanza, un’accensione fuori periodo resta quella del comma 3: clima che la giustifica, e al massimo la metà delle ore. In zona E sono 7 ore, non 14; in zona D, 6; in zona C, 5. Non è un permesso a tenere l’impianto acceso «un po’ tutti i giorni da settembre». Se il palazzo è centralizzato, quella decisione non è tua: è dell’amministratore, nei limiti del decreto e dell’eventuale ordinanza.

Alcuni edifici sono fuori dai commi 2, 3 e 4: ospedali e case di cura, asili nido e scuole materne, piscine, alcune sedi diplomatiche. Non è il caso di un appartamento ordinario. Non usare quella deroga come scusa per il tinello.

Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna: filtra l’elenco per idraulica, leggi nome e recapito, componi tu il numero. Non partiamo noi. Un sopralluogo non si fa da questa pagina.

Domande prima del telefono

Quando si accende il riscaldamento a Milano nel 2026?

Milano è in zona E. Il D.P.R. 74/2013, art. 4, consente l’esercizio ordinario dal 15 ottobre al 15 aprile, fino a 14 ore al giorno, tra le 5 e le 23, salvo ordinanza del sindaco. Il 9 ottobre 2026 il Comune ha pubblicato l’avviso della stagione 2026/2027: dal 15 al 30 ottobre al massimo 8 ore, dal 31 ottobre 13 ore, sempre tra le 5 e le 23. Come non scambiare un termosifone spento a metà giornata per un guasto sta in 8 ore a Milano il 15 ottobre.

E a Roma e a Napoli?

Roma è in zona D: dal 1° novembre al 15 aprile, fino a 12 ore. Napoli è in zona C: dal 15 novembre al 31 marzo, fino a 10 ore. Le ore si possono spezzare in più fasce. Fuori periodo vale al massimo la metà, e solo se il clima lo giustifica.

Con la caldaia autonoma posso accendere quando voglio?

Decidi tu il termostato di casa, ma il calendario annuale resta. Se hai un programmatore almeno su due livelli e puoi spegnere il generatore, il D.P.R. 74/2013, art. 4, comma 6, lettera g, non applica il tetto di ore giornaliere. Non è un via libera a 24 gradi a settembre.

Cosa controllo prima della prima accensione?

Libretto, manometro a freddo, condotto fumi visibile, termosifoni e un solo riarmo se il libretto lo descrive. Se senti gas, vedi acqua o il blocco torna, fermati. Gas e termico li tocca chi è abilitato al DM 37/08.

ArtigianiVicino manda un tecnico?

No. Apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese.

Sulla pressione del manometro c’è già una scheda a parte: pressione della caldaia bassa. Qui resta la data e il controllo prima della stagione.

Poi apri l’elenco e chiama tu

Se il controllo è finito e serve una ditta prima del 15 ottobre, filtra idraulica e riscaldamento. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Se stai ancora misurando i kilowatt di casa, usa il calcolatore; se stai leggendo un importo, vai su Costi.

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