Cosa dicono vigilanza e allerta per martedì 13
Il bollettino di vigilanza meteorologica nazionale del 12 ottobre 2026, nella fase del 13, scrive venti forti dai quadranti settentrionali sull’Appennino centrale, sui settori costieri di Abruzzo meridionale e Molise e sulle regioni meridionali, con rinforzi di burrasca su Puglia centro-meridionale, sui settori ionici di Basilicata e Calabria e sui crinali dell’Appennino centro-meridionale e dei rilievi siciliani. I mari di quella fase sono molto mossi sull’Adriatico centrale, sul Tirreno centrale settore ovest e sui bacini meridionali, con lo Ionio che tende ad agitato, specie al largo. Le piogge, nello stesso testo, sono sparse nella prima parte della giornata su Sicilia nord-orientale e Calabria, con quantitativi puntualmente moderati, e isolate nelle prime ore sui settori settentrionali della Sicilia centrale, sulle coste di Abruzzo meridionale e Molise e sulla Puglia, in genere deboli. Non è il temporale di ieri e non è un’alluvione da cantina: è aria che sposta quello che non è fissato.
La fase del 14, nello stesso bollettino, non spegne il vento. Le precipitazioni diventano «nessun fenomeno significativo». I venti restano forti sugli stessi settori, con gli stessi rinforzi di burrasca su Puglia centro-meridionale, settori ionici di Basilicata e Calabria, crinali dell’Appennino centro-meridionale e rilievi siciliani. Lo Ionio è previsto agitato, fino a molto agitato al largo; molto mossi l’Adriatico centro-meridionale, il Tirreno meridionale e lo Stretto di Sicilia. Mercoledì mattina, letto da questo foglio di lunedì, non è il via libera per una scala. Si apre il bollettino del giorno, non si sale «perché ha smesso di piovere».
Il bollettino di criticità nazionale del 12 ottobre 2026, ore 14:43, per martedì 13 non ha una riga che si chiami vento. Rappresenta, in giallo, criticità ordinaria per rischio idraulico su tutti i settori ionici e tirrenici della Calabria e sulla Sicilia nord-orientale, versante ionico e versante tirrenico con le isole Eolie. Per i temporali il giallo copre quegli stessi settori calabresi e siciliani, il litorale molisano e le zone pugliesi: Tavoliere con i bassi bacini del Candelaro, Cervaro e Carapelle, Gargano e Tremiti, Salento, bacini del Lato e del Lenne, Basso Fortore, Puglia centrale bradanica, Basso Ofanto, Sub-Appennino Dauno, Puglia centrale adriatica. Per l’idrogeologico il giallo aggiunge, agli stessi settori di Calabria, Puglia e Sicilia nord-orientale, la Campania: Alta Irpinia e Sannio, Basso Cilento, Tanagro, Piana campana, Napoli, isole e area vesuviana, Piana Sele e Alto Cilento, Alto Volturno e Matese, penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini, Tusciano e Alto Sele. Il Dipartimento, nelle avvertenze di quel bollettino, ricorda che a parità di livello la mappa dà priorità all’idraulico, poi ai temporali, poi all’idrogeologico. Il vento di martedì va letto nella vigilanza, e in Puglia nel messaggio regionale. Non va dedotto dal colore che manca.
Il messaggio di allerta n. 1 del 12 ottobre 2026, protocollo PUGLIACFD/ALL/2026/42, della Sezione Protezione Civile della Regione Puglia, cita il bollettino di criticità regionale n. 286 e la D.G.R. 619/2026 sull’aggiornamento delle soglie per il rischio vento. Per il 13 ottobre descrive precipitazioni isolate nelle prime ore, anche a rovescio o temporale, quantitativi in genere deboli, e venti forti dai quadranti settentrionali con rinforzi di burrasca sulla Puglia centro-meridionale. Dichiara la fase operativa di attenzione. Sulle zone Puglia-A fino a Puglia-I mette allerta gialla per vento dalle 00:00 per 20 ore, e allerta gialla per idrogeologico e per idrogeologico da temporali dalle 00:00 per 6 ore. Le nove zone, come le nomina il messaggio, sono Gargano e Tremiti, Tavoliere e bassi bacini del Candelaro, Cervaro e Carapelle, Puglia centrale adriatica, Salento, bacini del Lato e del Lenne, Puglia centrale bradanica, Basso Ofanto, Sub-Appennino Dauno, Basso Fortore. Bari, Foggia e Taranto stanno in questo insieme di zone. Due vie dello stesso Comune possono comunque toccare zone diverse: la conferma è la mappa, non il nome del capoluogo.
Nella tabella delle cautele di quel messaggio, il vento giallo è «venti forti con raffiche di burrasca», con possibile caduta di rami, cartelloni e oggetti non assicurati. Le cautele scritte sono guidare con prudenza, specie i mezzi furgonati e telonati, e fissare vasi e oggetti sui balconi. Per i temporali, nello stesso foglio, si chiede di fissare oggetti sospesi o mobili all’esterno, di prestare attenzione alla guida e di non sostare sotto alberi o strutture precarie. Per l’idrogeologico si chiede di non sostare in cantine o seminterrati e di non attraversare sottopassi. Quelle sei ore di idro e temporali, se stai leggendo a mattina inoltrata, possono essere già finite su quel messaggio. Le venti ore di vento no, finché un avviso nuovo non le sostituisce. Il box allagato, se c’è, non si legge qui: sta in acqua in cantina dopo l’allerta del 12 ottobre.
«Regioni meridionali» nella vigilanza non è «ogni balcone d’Italia». Milano, Torino, Bologna e Roma non sono in quella frase di vento, e non sono nel giallo di martedì che ho appena elencato. Le minime in calo anche sensibile, nella fase del 13, il bollettino le mette su Triveneto, Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna: è un’altra domanda, quella del 15 ottobre in zona E, e sta in accensione del riscaldamento 2026. La Sicilia del bollettino di criticità, per martedì, è la nord-orientale ionica, la nord-orientale tirrenica e le Eolie, non l’isola intera. La burrasca sui rilievi siciliani è una frase di crinale, non un permesso a trattare ogni lungomare come lo stesso colore. Messina va controllata su quella mappa. Catania, Siracusa e Palermo si confermano per zona, non per il nome in questa pagina. Napoli è nominata nel giallo idrogeologico, non nella riga di burrasca della vigilanza. Un coppo che sbatte, lì, si osserva allo stesso modo da dentro. Il colore del tuo isolato lo dice il bollettino aggiornato, non questo riassunto.
Il giallo non è un permesso a «dare un’occhiata» sul tetto perché il colore non è arancione. Dice che rami, cartelloni e oggetti non fissati possono cadere. In casa il gesto è più piccolo: resti dove il parapetto è tra te e il vuoto.
Dal balcone chiuso, non dal cornicione
Sulla pagina «In caso di venti e mareggiate» il Dipartimento chiede, in casa, di sistemare e fissare gli oggetti nelle aree aperte che le raffiche possono trasportare: vasi e altri oggetti su davanzali o balconi, antenne, coperture o rivestimenti di tetti sistemati in modo precario. All’aperto chiede di evitare le zone esposte, perché può cadere anche un oggetto piccolo e leggero, come un vaso o una tegola, e di evitare con particolare attenzione aree verdi e strade alberate. L’infortunio più frequente che quella pagina associa alle raffiche è la rottura di rami, anche grandi, che colpiscono le persone o occupano la strada. In città chiede di moderare la velocità o fare una sosta, soprattutto in uscita dalle gallerie e sui viadotti, e ricorda che furgoni, mezzi telonati e caravan offrono al vento una superficie grande. Le strutture mobili con teli o tendoni — impalcature, gazebo, strutture temporanee — sono indicate come particolarmente a rischio: la tenuta si prova prima, non a raffica già in corso.
Sulla costa la stessa pagina chiede la massima cautela nell’avvicinarsi al litorale e nel percorrere le strade costiere, di non sostare su quelle strade e a maggior ragione su moli e pontili, di evitare balneazione e uso di imbarcazioni, e di assicurare prima barche e strutture su spiagge e in porto. Bari, Taranto, Messina, Reggio Calabria: il lungomare non è il posto da cui «vedere com’è il mare» mentre lo Ionio è previsto agitato. Una casa sul fronte non si protegge uscendo. Si protegge chiudendo da dentro.
Il fissaggio utile, se la raffica è già questa, è quello che fai senza diventare tu l’oggetto che vola. Il messaggio pugliese è partito alle 00:00. Se i vasi sono ancora fuori a metà mattina, non è il momento di una sortita «veloce» sul balcone per dimostrare che ci hai pensato. Una pausa di vento non chiude le venti ore. Il Dipartimento non scrive «esci a riprenderli quando ti sembra più calmo».
- Finestre, poi persiane, da dentro. Chiudi le ante. Se la persiana si aggancia con il fermo interno, agganciala. Se il nottolino è fuori e la persiana sbatte nel vuoto, non esci a prenderlo. Una persiana che sbatte fa rumore. Una persiana inseguita dal balcone fa un incidente.
- Solo ciò che è a portata, senza un passo fuori. Un vaso sul davanzale interno, una sedia già nel vano della porta, un telo che entra tirandolo senza sporgere il busto oltre il parapetto. Se per arrivarci devi stare sul balcone, il controllo è finito: resti dentro e lo dici dopo, al telefono, come oggetto ancora fuori.
- Foto da una stanza, non dal cornicione. Coppo fuori sede visto dalla finestra di fronte o dalla strada al riparo, antenna inclinata, coperchio dell’unità esterna, telo di un ponteggio. Ora e lato della casa. Quella frase vale più di «c’è vento». Non apri la portafinestra «per inquadrare meglio».
- Tetto, antenna e macchina del clima non si toccano oggi. Non raddrizzare, non cinghiare, non sollevare un coppo «per vedere sotto». Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, art. 107, chiama lavoro in quota l’attività con rischio di caduta oltre i 2 metri da un piano stabile. L’art. 111, comma 7, fa fare i lavori temporanei in quota soltanto se il meteo non mette in pericolo chi lavora. È la regola di chi manda una squadra sul tetto. Non è un permesso a salire tu, con la scala del tinello, perché non sei un’impresa.
- Strada, alberi, ponteggio. Non parcheggi e non sostieni sotto chiome, cornicioni, impalcature, cartelloni. Un ramo sulla carreggiata, con persone, non si sega dalla tua scala: è un pericolo sulla via pubblica. Il telo di un cantiere che sbatte lo dici all’amministratore e all’impresa. Non sali a rifare i legacci.
Non camminare sui coppi, non spostare una tegola, non appoggiare una scala al cornicione, non seguire una persiana nel vuoto. Un tetto con burrasca non si «prova». In quota, a vento finito, ci va chi ha protezioni. Se il lavoro tocca un cavo o un pannello, serve anche l’abilitazione. Non è un bollino di questo sito.
Vaso, persiana, coppo, antenna, unità esterna
Cinque cose diverse finiscono nello stesso rumore. Confonderle manda sul tetto chi dovrebbe solo chiudere una finestra, o lascia in balcone un vaso che il messaggio ti ha già chiesto di fissare. La cernita si fa a vetro chiuso. Non è una diagnosi del manto e non è un prezzo.
| Cosa vedi | Più simile a | Cosa fai ora |
|---|---|---|
| Vaso, sedia, tenda ancora sul balcone | Oggetto che la raffica può portare via | Lo ritiri solo se è a portata, senza uscire. Altrimenti resti dentro. |
| Persiana che sbatte | Battente non agganciato | Chiudi da dentro. Se il fermo è fuori, non esci. |
| Coppo o tegola fuori sede, visti dalla strada o da una finestra | Copertura precaria | Foto da dentro. Non sali. Il copritetto aspetta il bollettino. |
| Pezzo di gronda o pluviale staccato | Stesso manto, visto da terra | Non lo tiri con un bastone dalla finestra. |
| Antenna inclinata, cavo che penzola | Ricezione, o un’antenna solo tua | Non la raddrizzi. Se il cavo è su una linea della strada, è il 112. |
| Unità esterna che vibra, coperchio aperto | Macchina del clima, non il filtro | Non apri il mantello e non la cinghi. La dici al telefono dopo. |
| Ramo sul tetto o sulla carreggiata | Pianta, non un coppo | Sulla via, con gente, è il 112. Sul tuo albero, a vento finito, un giardiniere. |
| Telo di impalcatura che sbatte | Cantiere | Amministratore e impresa. Non sali a rifare i nodi. |
| Alone nuovo sul solaio | Acqua, non la raffica in sé | Se bagna una lampada, togli corrente da un punto asciutto. Poi l’altra scheda. |
L’unità esterna non è il lavoro dei filtri. Quella scheda, filtri della pompa di calore a fine settembre, è una macchina spenta, in un giorno fermo, con la rete che si vede senza aprire il circuito. Oggi la macchina va lasciata chiusa. Se il supporto si è mosso o il coperchio sbatte, la frase al telefono è questa, non una cinghia fatta da te. Chi mette le mani sull’impianto di climatizzazione deve essere abilitato al decreto 22 gennaio 2008, n. 37, art. 1, comma 2, lettera c. Se apre il circuito del refrigerante, serve anche l’abilitazione F-GAS. Guardare non è maneggiare il gas.
L’antenna sul tetto condominiale, fino al punto di diramazione verso il singolo appartamento, si presume parte comune: art. 1117, numero 3, del codice civile. Una parabola che serve solo il tuo terrazzo non diventa comune perché oggi pende. In nessuno dei due casi la raddrizzi in piedi sulla sedia. Se un cavo staccato tocca una linea sulla strada, o senti odore di bruciato, esci dal vano e usi il 112. Non è l’elettricista da chiamare per «stringere una staffa» mentre tira vento. Il quadro di casa, se scatta e resta un problema a fenomeno passato, sta in salvavita dopo il temporale.
Un alone sul solaio, comparso con questa raffica, può essere un coppo spostato che ora lascia passare l’acqua delle prime ore, oppure una gronda che ha già traboccato. Non è, da solo, la prova che devi salire a cercarlo. La scheda dell’acqua dal tetto è infiltrazione dal tetto dopo la pioggia. Se il canale è pieno di foglie e l’acqua scende in facciata, vista da terra, è grondaie piene di foglie. Qui, finché la burrasca è aperta, quelle schede servono a non confondere il mestiere. Non servono a uscire sul cornicione «già che ci sei».
La frase utile, a finestre chiuse, è già completa: città, lato della casa, cosa sbatte, se l’acqua entra, se sei salito. «No» sull’ultima voce è il controllo che conta.
Quando la raffica cala, ancora non si sale
Le 20 ore del messaggio pugliese, contate dalle 00:00 del 13, portano alle 20 di martedì solo se nessun avviso le ha sostituite. Alle 20 non inizia il cantiere. La vigilanza del 14 tiene gli stessi rinforzi di burrasca e lo Ionio agitato, fino a molto agitato al largo. «Adesso tira meno» è una frase vera per dieci minuti e falsa come permesso. Prima di chiamare qualcuno sul tetto, tu e la ditta leggete il bollettino di quel mattino e l’avviso del Comune. Il comma 7 dell’art. 111 vale per chi fa il lavoro, non solo per chi sta in pantofole.
A vento davvero chiuso, il giro resta da terra e dalla finestra. Coppi fuori sede, un pezzo di gronda appeso, un vetro rotto, un’antenna piegata, un pannello che non è più nel piano degli altri, l’unità esterna spostata sui supporti, un ramo appoggiato al manto. Non cammini sui coppi per «metterli a posto prima che piova». Non tiri la gronda con un gancio. Non sali sul lastrico perché è asciutto: asciutto e in quota, con il bollettino di domani ancora in burrasca sui crinali, non è una combinazione da proprietario.
In condominio il tetto e la facciata si presumono parti comuni, art. 1117, numero 1, del codice civile, salvo che dal titolo risulti il contrario. Un vaso tuo, una tenda tua, una sedia tua restano tuoi anche se il vento li ha spostati. Il lastrico e i coppi no, finché il titolo non dice un’altra cosa. Scrivi all’amministratore con l’ora, il lato e la foto fatta da dentro o dalla strada. Non promettere in chat che «paghi tu la tegola» e non decidere i millesimi. Questa pagina non ripartisce la spesa.
Un pannello fotovoltaico sollevato è elettrico e copertura insieme. Non tocchi i cavi e non lo ribalti per vedere la guaina. Lettera a dello stesso art. 1 del D.M. 37/2008 per l’impianto elettrico, e un copritetto per il piano di posa: sono due domande, spesso la stessa impresa se ha entrambe le carte, mai un tentativo dal lucernario. L’unità esterna, se la staffa ha ceduto, aspetta chi è abilitato alla lettera c, a macchina ferma e a vento chiuso. Il filtro sporco di settembre non c’entra con una macchina che oggi sbatte.
Il ramo che è ancora attaccato al tuo albero, e pende sul tuo tetto o sul tuo cortile, a fenomeno passato è un lavoro da giardiniere, non una sega dal pianerottolo. Se il ramo è sulla strada, o l’albero è fuori dalla tua proprietà, il primo numero non è una ditta di potatura: è la segnalazione a chi gestisce quella via, e il 112 se c’è qualcuno sotto. Le foglie e i vasi rotti nel cortile, quando l’amministratore dice che si può stare fuori, possono essere pulizie. Non sono il numero da comporre mentre il telo del ponteggio è ancora in aria. Tinteggiare una scheggiatura sulla facciata, o un alone interno, viene dopo: a muro fermo, a causa chiusa. Coprire oggi il segno non rimette il coppo.
Quando smettere e chiamare
Chiami il 112 se una persona è stata colpita, se un coppo, un ramo o un cartellone sta cadendo verso la strada dove c’è gente, se un cavo è giù, se senti odore di gas o di bruciato, se un vetro sta cedendo sulla via pubblica e non puoi chiuderlo da dentro. Non chiami il 112 perché un vaso è caduto nel tuo balcone vuoto, o perché la persiana fa rumore e tutti sono al riparo. Quello, a vento chiuso, è un copritetto, un serramentista o semplicemente il fermo che aggancerai da dentro. Non è una coda di soccorso da occupare per un sopralluogo.
Chiami un copritetto quando il pericolo immediato è finito e sul manto resta il guasto: coppi fuori sede, gronda staccata, lucernario incrinato, pannello mosso, acqua che è entrata e tu non sei salito. Al telefono servi cinque cose, in una frase: città, lato della casa, cosa hai visto da dentro, se l’acqua entra già, se c’è un ponteggio. «Bari, lato mare, due coppi fuori sede visti dalla finestra di fronte, solaio asciutto, non sono salito, niente ponteggio» fa partire un sopralluogo quando il bollettino lo consente. «C’è vento sul tetto» no. Non chiedere che salgano oggi se la vigilanza tiene la burrasca: stai chiedendo un lavoro che l’art. 111, comma 7, non vuole in quelle condizioni. Chiedi quando possono uscire a fenomeno chiuso. Non chiedere un prezzo chiuso al primo squillo. Un coppo da rimettere e un manto da rifare non sono lo stesso intervento. Per leggere un importo, usa Costi. Per una detrazione su un lavoro più ampio, Bonus, con i testi dell’Agenzia delle Entrate e di ENEA, non con una percentuale inventata qui. Questa scheda resta sul quando non salire.
Se stai ancora decidendo la città, parti da tetti e coperture. Bari, Foggia, Taranto, Messina, Catania e Reggio Calabria hanno la lista già aperta. Il colore dell’allerta, sul tuo isolato, lo conferma il bollettino, non il nome del Comune. Napoli, se il danno è il manto e non la cantina, sta in tetti a Napoli. Il ramo sul tuo albero, a vento finito, sta in giardini. Il cavo di casa o il pannello, a quadro asciutto e a fenomeno passato, sta in impianti elettrici, con la lettera a del D.M. 37/2008. Il ponteggio è dell’impresa che lo ha montato: edilizia, tramite l’amministratore, non una tua salita notturna.
Tre schede già in archivio, se la raffica ha lasciato anche altro: infiltrazione dal tetto dopo la pioggia quando l’alone è sul solaio e il balcone è a posto, grondaie piene di foglie se l’acqua esce dal canale e bagna la facciata, vista da terra, salvavita dopo il temporale se è saltata la luce. La cantina resta nell’altra pagina. Qui resta quello che il vento può staccare, visto da dentro.
Dopo la pioggia Grondaie Salvavita Elenco tetti Apri da Preventivo
Domande prima del telefono
Posso uscire sul balcone a ritirare i vasi se la raffica sembra calata?
No, se per prenderli devi stare sul balcone mentre il messaggio di vento è ancora aperto. La Protezione Civile chiede di fissare vasi e oggetti prima che le raffiche li portino via, e di evitare le zone da cui può cadere anche un vaso o una tegola. Una pausa di un minuto non chiude l’allerta. Li ritiri solo se sono a portata, restando dentro, senza sporgerti dal parapetto.
Sul bollettino nazionale di martedì non c’è la voce vento: i coppi li controllo dal tetto?
No. Il bollettino di criticità nazionale del 12 ottobre 2026, ore 14:43, per la giornata del 13 rappresenta idraulica, temporali e idrogeologico. Il vento sta nel bollettino di vigilanza dello stesso giorno e, per la Puglia, nel messaggio di allerta n. 1, protocollo PUGLIACFD/ALL/2026/42, giallo su tutte le zone dalle 00:00 per 20 ore. L’assenza della parola vento sulla mappa nazionale non è un permesso a salire.
In condominio un coppo spostato lo pago io?
Il tetto e la facciata si presumono parti comuni, art. 1117, numero 1, del codice civile, salvo che il titolo dica altro. Un vaso sul tuo balcone è tuo. L’impianto di ricezione centralizzato, fino al punto di diramazione verso il locale del singolo, si presume comune, stesso articolo, numero 3. Scrivi all’amministratore con ora e foto da dentro. La ripartizione non la decide questa pagina.
L’unità esterna sbatte: la fermo con una cinghia?
No. Non ti sporgi e non apri il mantello. Guardare dalla finestra chiusa basta per la frase al telefono. Chi interviene sulla macchina, a vento finito, deve avere l’abilitazione DM 37/08, lettera c. Se si apre il circuito del refrigerante, serve anche l’abilitazione F-GAS. Non è un bollino di questo sito.
ArtigianiVicino manda un copritetto?
No. Apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese. Durante la burrasca la ditta non sale in quota: il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, art. 111, comma 7, consente i lavori temporanei in quota soltanto se il meteo non mette in pericolo chi lavora.
Poi apri l’elenco e chiama tu
Se un coppo, una gronda o un’antenna si sono mossi e tu non sei salito, filtra tetti e coperture. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Se l’acqua è nel solaio, la scheda giusta è quella dopo la pioggia. Se è nel box, è quella della cantina.