Perché proprio a fine settembre
L’ultima settimana di settembre è il momento in cui la pompa di calore cambia lavoro, anche se in casa non hai ancora acceso i termosifoni. Per mesi la macchina ha tirato aria calda e polline attraverso la stessa rete. Adesso le sere si accorciano, al Nord si chiede già un’ora di caldo, e le foglie dei platani e dei tigli si fermano sulla griglia dell’unità esterna. Un filtro pieno d’estate, usato in riscaldamento, fa girare il ventilatore a vuoto: la stanza resta tiepida, la batteria interna si copre di brina, il consumo sale senza che tu abbia toccato il termostato.
Questa scheda resta su quel gesto. Il calendario per zona climatica, dal 15 ottobre in zona E, sta in accensione del riscaldamento 2026. Vale anche se riscaldi con la pompa di calore e non con la murale: è un impianto termico, e il periodo di esercizio lo legge il D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74. Qui non si riscrivono le ore e non si legge l’ago della caldaia. Quello, se in casa c’è anche una murale, sta in pressione della caldaia bassa. La stufa a legna o a pellet, e il limite lombardo dal 1° ottobre, stanno in stufa e camino prima del 1° ottobre. Uno split elettrico non ha stelle di emissione e non ha un manometro da 1 bar.
Milano, Torino e Bologna, in questi giorni, sono ancora prima dell’accensione ordinaria e già dentro la caduta delle foglie. Roma e Napoli hanno il caldo più lungo, ma il filtro dopo l’estate è lo stesso oggetto: una retina dietro lo sportello dello split, più un cubo o un ventilatore in balcone, in cortile o sul tetto. Pulirlo a novembre, la sera in cui la macchina va in blocco, è il giro lungo. Farlo adesso, a cielo asciutto e a impianto fermo, ti dice se il problema è polvere o se serve una ditta.
Il filtro antipolvere si sfila. Il circuito del gas refrigerante no. Se per «vedere meglio» devi svitare un tubo, aprire il pannello elettrico dell’unità esterna o piegare le alette di alluminio con un pettine, il controllo in casa è già finito.
Cosa è tuo e cosa resta chiuso
Uno split fisso, o una pompa di calore aria-acqua con un’unità esterna, è un impianto termico. Il D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192, nell’allegato A, definisce responsabile l’occupante, a qualsiasi titolo, della singola unità residenziale; il proprietario, se quell’unità non è locata; l’amministratore, se l’impianto è centralizzato in condominio. Responsabile vuol dire che fai eseguire i controlli. Non vuol dire che apri il circuito. L’art. 7 del D.P.R. 74/2013 affida controllo e manutenzione a operatori abilitati, con la cadenza scritta dall’installatore e dal fabbricante. Il Ministero, nelle FAQ sugli impianti termici, chiede per queste macchine la lettera c) del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37: riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione.
Dentro quel perimetro resta un solo gesto da casa, e solo se il libretto della tua macchina lo descrive. È la rete antipolvere dell’unità interna: si sfila a sportello aperto, a ventilatore fermo. Ariston, Daikin, Mitsubishi, Vaillant, Samsung, i marchi che trovi in un appartamento italiano, mettono quasi tutti quella rete dietro un frontalino. Il modo di sganciarlo cambia. Se il tuo libretto non mostra il filtro, o se lo sportello non cede con le dita, ti fermi. Non forzi le clip con un cacciavite «tanto è plastica».
Restano chiusi, anche se sembrano a portata di mano, la batteria alettata, la vaschetta della condensa se per arrivarci smonti la scocca, i tubi di rame coibentati tra interno ed esterno, il rubinetto di servizio sull’unità fuori, il quadro con i morsetti. Il refrigerante — spesso R32 sugli split recenti, a volte ancora R410A su macchine più vecchie — sta in un circuito sigillato. Il Regolamento (UE) 2024/573 riserva installazione, manutenzione sul circuito, controllo delle perdite e recupero del gas a persone e imprese certificate. In Italia quella certificazione è organizzata dal D.P.R. 16 novembre 2018, n. 146. Al telefono chiedi l’abilitazione DM 37/08, lettera c), e la certificazione F-GAS di chi apre il circuito. La lettera e) dello stesso decreto, quella del gas combustibile, serve se in casa c’è anche una caldaia a metano o GPL. Per lo split elettrico da solo non è la carta che stai cercando.
Spegni dal telecomando e aspetta che il ventilatore si fermi. Se il quadro di casa è asciutto e sai qual è l’interruttore di quella linea, abbassalo prima di aprire lo sportello. Non lavorare con le mani bagnate. Non usare fiamme, phon bollenti o spray infiammabili vicino ai tubi. Un sibilo continuo, una macchia oleosa sul rame o un odore chimico: aerare, lasciare spenta, chiamare. Un soffio breve all’avvio, da solo, è un altro rumore: lo annoti, non lo insegui col cacciavite.
La rete che puoi sfilare
Il giro utile dura quanto un caffè, e si fa di giorno, con la macchina fredda. Ti serve il libretto o il foglietto delle immagini, un aspirapolvere con la spazzola morbida, e un asciugamano pulito se il libretto consente l’acqua. Non serve un prodotto «igienizzante» preso a caso: molti attaccano la plastica del filtro o lasciano un residuo che poi respiri. Se il fabbricante indica un detergente, è quello. Se non lo indica, acqua tiepida o solo aspirapolvere.
- Spenta, e ferma. Telecomando su off. Aspetti che l’aria smetta di uscire. Poi, se lo conosci e il quadro è asciutto, l’interruttore della linea. Un secondo split in un’altra stanza può restare acceso: lavori solo su quello che hai spento. Annoti quale.
- Sportello come da figura. Di solito si solleva o si tira il bordo superiore. Se non si apre, non insisti. Una clip rotta trasforma una pulizia in uno sportello da sostituire. Foto dello sportello chiuso, prima, se temi di non ricordare il verso.
- Rete fuori, alette intatte. La retina si sfila verso il basso o di lato, come disegnato. Sotto o dietro c’è la batteria: lamelle sottili, facili da piegare. Non le spazzoli, non ci passi l’aspirapolvere a contatto, non ci spruzzi nulla. La polvere che sta lì, e non sulla rete, è già un motivo per chiamare.
- Polvere, poi eventuale acqua. Aspiri la rete dalla parte meno sporca verso la più sporca, con la spazzola, non con la lancia a rischio di strappare la maglia. Se il libretto vieta il lavaggio, ti fermi qui. Se lo consente, risciacqui con acqua tiepida, senza piegare la cornice, e lasci asciugare all’ombra. Un filtro umido rimesso nello split è muffa pronta. Niente sole diretto sulla plastica, niente termosifone, niente phon.
- Stesso verso, sportello chiuso. La rete rientra nel senso in cui è uscita. Se il libretto mostra una freccia, la freccia guarda dove guardava prima. Sportello che scatta, non che resta mezzo aperto: un frontalino socchiuso fa pescare aria dal punto sbagliato. Poi rialzi l’interruttore.
- Una prova breve, in ventilazione. Dal telecomando, solo ventilatore, qualche minuto. L’aria deve uscire piena, senza un fischio nuovo e senza odore di polvere bagnata. Se il libretto descrive la modalità riscaldamento e il calendario di zona te lo consente, una prova corta in caldo ti dice se la macchina parte. Il dettaglio delle date sta nell’altra scheda. Se parte e si spegne subito, o se compare un codice, annoti il codice e ti fermi. I codici non sono uguali da un marchio all’altro: si leggono sul libretto di quella macchina.
Due reti, o un filtro a tasca più spesso, capitano sui canalizzati e su alcune cassette a soffitto. Se per arrivare al filtro devi aprire una botola in un controsoffitto, o smontare la griglia con le viti, quel modello non è lo split da tinello. Lo dici al telefono: «canalizzato, filtro non a portata di sportello». Non sali sulla scala del ripostiglio per «fare solo la griglia».
Tieni una foto della rete prima e dopo, e la data. Al prossimo giro, di solito a fine inverno o prima del caldo, confronti. Se in quattro settimane la rete è di nuovo un feltro, in casa c’è un cantiere, un animale che perde pelo, o una presa d’aria esterna ostruita. Il secondo lavaggio non spiega la causa.
L’unità esterna, da terra
Il cubo in balcone o in cortile scambia calore con l’aria. Se la griglia è tappata da foglie, da un sacchetto o da un rampicante, la macchina non respira né in freddo né in caldo. A fine settembre il controllo è lo stesso della grondaia, con un oggetto diverso: piedi a terra, cielo asciutto, niente scala. La scheda sulle grondaie piene di foglie riguarda il canale del tetto. Qui riguarda la fascia libera davanti al ventilatore della pompa.
Lo spazio da lasciare libero è quello scritto sul libretto del tuo modello. Se il numero non lo trovi, non lo inventi. Da terra togli ciò che tocca la macchina: foglie secche sul fondo, erba alta contro la griglia, un mobile del balcone appoggiato al pannello, un telo «estivo» dimenticato sopra. Il telo, se il fabbricante non lo prevede, va via anche d’inverno: sotto ci resta umidità e la ventola non gira. Non inclinare l’unità per «far scendere l’acqua». È in bolla su staffe o su piedini, e il peso non è un gesto da balcone.
L’acqua che vedi sotto l’unità, in riscaldamento, è spesso lo sbrinamento: la macchina scioglie la brina e la scarica da un forellino o da un tubo corto. Quel tubo deve poter uscire. Se è piegato, interrato nelle foglie o finisce in un vaso, l’acqua torna sulla base e al primo gelo diventa un blocco. Lo raddrizzi solo se è un tubo morbido a portata di mano, senza smontare la scocca. Un getto con l’idropulitrice sulla griglia è il modo più rapido di spingere acqua nei morsetti. Non si fa. Un tubo da giardino, da lontano, sulla sola batteria, lo usi solo se il libretto lo descrive e l’impianto è spento e sezionato. Se per raggiungere la griglia ti serve anche un gradino, questo passaggio non lo fai.
In condominio lo split della tua stanza è, di regola, l’impianto dell’unità: il responsabile è chi occupa, o il proprietario se è vuota. Il frontalino interno lo apri tu. L’unità appesa in facciata, se per pulirla serve un ponteggio o una linea vita, è un lavoro in quota della ditta, e l’accesso alla facciata lo concorda l’amministratore. Non commissioni tu «il palazzo» dal balcone, e non pulisci la macchina del vicino perché è più facile da raggiungere. Una pompa centralizzata, con un’unica esterna per tutto lo stabile, ha un altro responsabile: l’amministratore. La tua mail, in quel caso, è una foto e una data, non un tecnico chiamato a nome del condominio.
Libretto, 12 kW, e il rapporto che non è l’analisi fumi
Dal 15 ottobre 2014 il modello unico è il libretto di impianto per la climatizzazione del D.M. 10 febbraio 2014, Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 2014. Il D.P.R. 74/2013, art. 7, comma 5, lo vuole sugli impianti termici di climatizzazione. Uno split fisso ci rientra, anche se d’estate lo chiami solo condizionatore. La prima compilazione, su un impianto nuovo, è dell’installatore. Sull’esistente la fa il responsabile, in occasione di un controllo o di un intervento. Se in casa non trovi nessun libretto, la frase al telefono è «manca il libretto», non «tanto è solo uno split».
La manutenzione ordinaria e il controllo di efficienza energetica sono due righe diverse. L’art. 7 lega la manutenzione alle istruzioni tecniche dell’installatore o del fabbricante: spesso è un ritmo annuale, ma il numero vero sta sul tuo libretto, non in una frase generica. L’art. 8 e l’allegato A fissano, invece, il rapporto di controllo di efficienza energetica. Per le macchine frigorifere e le pompe di calore a compressione di vapore ad azionamento elettrico, l’allegato A indica 4 anni quando la potenza sta tra la soglia dei 12 kW e i 100 kW, e 2 anni da 100 kW in su. Il modello è il rapporto tipo 2, allegato III del D.M. 10 febbraio 2014. Non è l’analisi dei fumi della caldaia a gas, che usa il rapporto tipo 1 e sta in libretto e controllo fumi. Chiedere un «bollino» copiato dalla murale, senza sapere se la tua Regione lo prevede per le pompe di calore, confonde il manutentore e te.
La soglia si legge con due precisazioni del Ministero, pubblicate nelle FAQ sugli impianti termici. Per la pompa di calore conta la potenza utile in una delle due modalità, riscaldamento o raffrescamento, ed è almeno 12 kW: il Ministero legge così il confronto tra l’art. 8, che scrive «maggiore di 12 kW» per la climatizzazione estiva, e l’allegato A. La nota 1 dell’allegato somma le potenze solo delle macchine che servono lo stesso impianto. «Stesso impianto», nella stessa FAQ, significa lo stesso sottosistema di distribuzione. Due split indipendenti, ciascuno da 3 o da 5 kW, non si sommano per obbligo di rapporto. Un’unica macchina da 12 kW, o più unità sullo stesso circuito idraulico che insieme ci arrivano, sì. Se la targhetta è vicina alla soglia, la legge il manutentore. Questa pagina non la arrotonda.
Sotto soglia il rapporto tipo 2 periodico non scatta. Il libretto sì. E la manutenzione secondo il fabbricante sì. Il D.M. 10 febbraio 2014, art. 2, comma 2, esclude dai controlli di efficienza gli impianti alimentati esclusivamente con fonti rinnovabili. Uno split collegato alla rete elettrica non si autocertifica in quella riga perché sul telecomando c’è scritto «pompa di calore». Se un tecnico te lo dice, chiedi che te lo segni sul libretto con il riferimento al decreto. Il rapporto, quando è dovuto, si fa anche alla prima messa in servizio, alla sostituzione del generatore e dopo un intervento che può cambiare l’efficienza: è l’art. 8, comma 3. Lo trasmette la ditta al catasto della Regione o dell’autorità che la Regione ha designato, con la cadenza dell’allegato A. Regioni e Province autonome possono essere più strette. L’avviso giusto sta sul sito della tua Regione, non in un riassunto nazionale.
In affitto il responsabile dell’impianto, per la singola unità, è l’occupante. Il contratto può spostare chi paga la fattura. Non sposta l’esistenza del libretto. Se ce l’ha il proprietario, lo chiedi prima di inventare una manutenzione che risulta già fatta a giugno.
Cosa hai visto, e cosa ne fai
Dopo il giro, ti resta una frase, non un sospetto. La tabella è il modo per non mescolare una retina sporca con una perdita di refrigerante. Se due righe sono vere insieme, vince la più prudente: ti fermi e chiami.
| Cosa vedi | Lettura utile | Cosa fai |
|---|---|---|
| Retina grigia di polvere, alette pulite | Filtro d’estate, sportello ancora sano | Lo pulisci come da libretto, a macchina spenta. Lo fai asciugare. |
| Puntini neri sulla batteria, odore di umido a sportello aperto | La muffa è oltre la rete | Non spruzzi la batteria. Chiudi e chiami. |
| Gocce dal bordo interno, a macchina accesa o appena spenta | Scarico della condensa ostruito o vaschetta piena | Spegni. Non apri la scocca per «soffiare nel tubo». |
| Foglie o un telo contro la griglia esterna | L’aria non passa | Li togli da terra, a macchina spenta. Se serve la scala, ti fermi. |
| Brina sull’unità esterna che se ne va da sola dopo qualche minuto | Sbrinamento, in riscaldamento e con umido | Controlli che l’acqua abbia dove uscire. Non rompi il ghiaccio con un oggetto. |
| Ghiaccio che resta, o un codice sul display | La macchina non chiude il ciclo | Annoti il codice. Un solo riavvio, se il libretto lo descrive. Poi chiami. |
| Sibilo continuo, olio sui tubi, odore chimico | Possibile perdita sul circuito | Spenta, aria alle finestre, niente fiamme. Chiami chi ha F-GAS. |
| Il salvavita o il magnetotermico di quella linea salta | Può essere l’impianto elettrico, non il filtro | Non riarmi a ripetizione. Per il quadro serve la lettera a) del DM 37/08. |
| Nessun libretto in casa | Manca il documento dell’impianto, anche sotto i 12 kW | Lo dici al telefono. Non compilare un foglio a memoria. |
L’odore di bruciato è fuori tabella perché non si «osserva ancora un minuto». Spegni dal telecomando e, se il quadro è asciutto, dalla linea. Poi il telefono. Un riarmo ripetuto, su una macchina che sa di caldo elettrico, è il modo di insistere sul guasto.
Quando smettere e chi chiamare
Chiami una ditta di impianti termici se la rete non esce, se la muffa è sulla batteria, se l’acqua gocciola dentro, se il ghiaccio non se ne va, se il codice torna, se manca il libretto, se la manutenzione scritta sul libretto è scaduta, o se la targhetta è sui 12 kW o sopra e non ricordi un rapporto tipo 2. Chiedi la lettera c) del DM 37/08. Se il lavoro può aprire il circuito, chiedi anche la certificazione F-GAS prevista dal Regolamento (UE) 2024/573 e dal D.P.R. 146/2018. Chiami un elettricista, lettera a) dello stesso decreto, se a saltare è il salvavita o senti odore di bruciato dal quadro. Il filtro, da solo, quell’abilitazione elettrica non la richiede.
Al telefono servi cinque cose. Città e se la casa è tua o in affitto. Marca e, se la leggi senza smontare nulla, il modello sull’etichetta. Dove sta l’unità esterna: balcone, cortile, tetto. Cosa hai già fatto: filtro lavato e asciugato, foglie tolte da terra, oppure sportello non aperto. E il codice, se c’è, più la data dell’ultimo intervento sul libretto. «Non raffredda più» è poco. «Split in soggiorno, filtro pulito il 28 settembre, in caldo parte e dopo due minuti codice, unità esterna in balcone con la griglia libera» è un sopralluogo. Non chiedere un prezzo chiuso al primo squillo. Pulire una rete già sfilabile, sanificare una batteria, e cercare una perdita di refrigerante non sono lo stesso intervento.
Una stima di consumo, se stai solo confrontando la macchina con una caldaia, sta nel calcolatore della pompa di calore. Non misura il tuo filtro e non dice se sei sopra i 12 kW. Per un ordine di grandezza sulla potenza, c’è il calcolatore in kW. Per leggere un importo di sostituzione, Costi. Se il lavoro è una macchina nuova e ti interessa una detrazione, il percorso sta in Bonus, con i testi di ENEA, GSE e Agenzia delle Entrate, e le abilitazioni da chiedere stanno in chi può fare i lavori se vuoi il bonus. Pulire la rete d’estate non è quella pratica.
Elenco idraulica Accensione 2026 Stima pompa di calore Pressione caldaia
Domande prima del telefono
Posso lavare io il filtro della pompa di calore?
Sì, se è la rete antipolvere che il libretto della tua macchina mostra di sfilare a impianto spento. Si aspira o, se il libretto lo consente, si risciacqua e si rimette solo asciutta. Alette, vaschetta da smontare, tubi e quadro restano chiusi.
Ogni quanto va controllata una pompa di calore elettrica?
La manutenzione ordinaria segue le istruzioni dell’installatore e del fabbricante: art. 7 del D.P.R. 74/2013. Il controllo di efficienza, allegato A, per una macchina a compressione di vapore ad azionamento elettrico parte da 12 kW. Tra 12 e 100 kW la cadenza è ogni 4 anni; da 100 kW, ogni 2 anni. Il modello è il rapporto tipo 2 del D.M. 10 febbraio 2014. Sotto soglia il libretto resta.
Due split in casa si sommano per i 12 kW?
Si sommano se servono lo stesso sottosistema di distribuzione. È la nota 1 dell’allegato A, come precisata dal Ministero. Due apparecchi indipendenti, ciascuno sotto i 12 kW, non fanno scattare il rapporto solo perché sono due. Vicino alla soglia decide la targhetta, letta da chi fa il controllo.
Chi è il responsabile se la casa è in affitto?
Per la singola unità residenziale locata, l’allegato A del D.Lgs. 192/2005 indica l’occupante. Il proprietario, se non è locata. L’amministratore, se l’impianto è centralizzato. Il contratto può dire chi paga. Il libretto deve esserci in ogni caso.
ArtigianiVicino manda un tecnico a pulire i filtri?
No. Apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese.
Sullo stesso autunno, con un’altra domanda: accensione del riscaldamento 2026 per le date di zona, pressione della caldaia bassa se in casa c’è una murale, stufa e camino prima del 1° ottobre se il generatore è a legna o pellet. Qui resta il filtro dello split e la griglia esterna.
Poi apri l’elenco e chiama tu
Se la rete è a posto e resta un codice, acqua dentro, o un libretto fermo, filtra idraulica e riscaldamento. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Se stai solo confrontando i consumi, usa il calcolatore. Se il problema è la data in cui puoi accendere, leggi prima la scheda sull’accensione.