Libretto e controllo fumi della caldaia: cosa guardi prima del 15 ottobre

A fine settembre la domanda non è «che giorno accendo», è «sul libretto la visita è ancora valida». Manutenzione e controllo dei fumi non scadono insieme. Qui leggi le due date, a caldaia spenta, e capisci quando serve un manutentore abilitato. ArtigianiVicino non diagnostica a distanza e non manda la richiesta: l’elenco lo apri tu.

Due date, non un bollino unico

Il 30 settembre 2026, in zona E, mancano quindici giorni all’esercizio ordinario del riscaldamento. Milano, Torino e Bologna stanno in quella fascia: dal 15 ottobre al 15 aprile, salvo ordinanza del sindaco. Il calendario, le ore e le città stanno in accensione del riscaldamento 2026. Questa scheda non lo ripete. Serve a chi ha già la data e deve capire se la caldaia ha le carte in ordine prima che i manutentori riempiano l’agenda della prima settimana fredda.

Sul libretto convivono due appuntamenti che la gente chiama entrambi «controllo caldaia». Il primo è la manutenzione: sicurezza, pulizia, funzionalità. Il D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74, art. 7, la lega alle istruzioni tecniche dell’impresa installatrice. Se quelle istruzioni non ci sono più, valgono quelle del fabbricante per quel modello. Se mancano anche quelle, restano le norme UNI e CEI per il pezzo specifico. Installatore e manutentore, abilitati ai sensi del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37, devono dichiarare per iscritto quali operazioni servono e ogni quanto. Non è un ritmo nazionale uguale per tutte le murali. È una frase scritta, con il nome della macchina.

Il secondo appuntamento è il controllo di efficienza energetica. L’art. 8 lo vuole in occasione della manutenzione, ma solo con la cadenza dell’allegato A, e solo sopra una soglia di potenza. Se la manutenzione è ogni anno e il rapporto di efficienza è ogni quattro, non firmi un’analisi dei fumi a ogni visita. La guida ENEA «La climatizzazione degli ambienti», preparata per il Ministero dello Sviluppo Economico, lo dice con un esempio: caldaia a gas da 24 kW, libretto d’uso che chiede il controllo annuale, dichiarazione scritta del manutentore con la stessa frequenza, allegato A che per quel tipo di generatore indica quattro anni. L’utente fa fare la manutenzione ogni anno e, ogni quattro, nella stessa visita, anche il controllo di efficienza. Dove la Regione ha scritto una regola più stretta, vince quella, e deve comparire sul libretto o sul sito della Regione. Non la inventi da un titolo di settembre.

Confondere le due date è il motivo per cui a ottobre la macchina parte, il manometro è a posto, e due sere dopo un tecnico ti dice che il rapporto non è stato trasmesso. La pressione dell’acqua è un terzo gesto ancora, e ha già una scheda: pressione della caldaia bassa. Caricare il circuito non aggiorna il libretto. Pulire il filtro di una pompa di calore nemmeno: quello è il rapporto tipo 2, non l’analisi dei fumi, e sta in filtri della pompa di calore a fine settembre.

Se l’ultima riga utile sul libretto è una manutenzione di primavera e il rapporto di efficienza è più vecchio della cadenza, non «provi» la combustione il 15 ottobre. Prenoti la ditta adesso, con le date in mano.

Cosa leggi a caldaia spenta

Il controllo che puoi fare tu dura quanto serve a trovare un fascicolo. La caldaia resta spenta. Non sviti il mantello, non avvicini una fiamma, non sali a vedere il terminale se per vederlo devi uscire sul cornicione. Il modello in vigore è il libretto di impianto per la climatizzazione del D.M. 10 febbraio 2014, Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 2014. È modulare: si compilano le schede del tuo impianto, non tutte le pagine. Il vecchio libretto, quello sotto i 35 kW o quello sopra, si conserva. Non si butta il giorno in cui compare il modello nuovo. In molte Regioni il catasto è telematico: la copia cartacea che tieni in casa e la riga sul portale devono raccontare la stessa visita.

L’art. 7, comma 5, vuole il libretto sugli impianti termici di climatizzazione e, in caso di trasferimento dell’immobile, la consegna all’avente causa, aggiornato, con gli allegati. Se hai comprato o preso in affitto e in casa non c’è nulla, la frase al telefono è «manca il libretto», non «tanto l’anno scorso funzionava». Un singolo scaldabagno al servizio della sola unità abitativa, e gli apparecchi mobili, nella stessa guida ENEA non sono impianto termico. Una murale che fa riscaldamento, o riscaldamento e acqua calda, sì. Se non sei sicuro di quale apparecchio hai, leggi la targhetta senza smontarla e porti quel dato al tecnico. Non decidere tu la soglia dei kilowatt a occhio.

  1. Odore di gas, prima di ogni carta. Esci, non accendere interruttori, non usare il telefono in casa. Chiama i soccorsi o il pronto intervento del distributore. Il libretto, in quel momento, non si consulta.
  2. Ultima manutenzione. Data, ditta, cosa è stato dichiarato per iscritto come frequenza. Se la riga manca, non la ricostruisci a memoria.
  3. Ultimo rapporto di controllo di efficienza energetica. Sulla caldaia a fiamma è il tipo 1. Annoti la data e la potenza utile scritta, non quella che ricordi dal preventivo di dieci anni fa.
  4. Nota della Regione o del Comune. Un catasto, un contributo per le ispezioni, una cadenza più corta dell’allegato A. Se sul libretto c’è un timbro e non capisci la sigla, la fotografi. Non la traduci.
  5. Confronto, poi stop. Se la manutenzione dichiarata è scaduta, o se il rapporto tipo 1 è oltre la cadenza, il passo successivo è la ditta. Non un secondo giro di rubinetti «per vedere se parte».

Tieni da parte anche il libretto d’uso del modello, quello del fabbricante, distinto dal libretto d’impianto. È lì che sta la frequenza di manutenzione se l’installatore non ne ha lasciata un’altra. Ariston, Baxi, Vaillant, Immergas, Beretta non condividono la stessa pagina: il numero di anni non si copia dal vicino di pianerottolo. Se il fascicolo è del palazzo e la caldaia è centralizzata, non è nel tuo cassetto. Lo chiede l’amministratore, e la tua mail utile è «chiedo la data dell’ultimo rapporto», non un tecnico chiamato a nome del condominio.

La cadenza del rapporto tipo 1

L’art. 8, comma 1, applica il controllo di efficienza agli impianti di climatizzazione invernale con potenza termica utile nominale maggiore di 10 kW, in occasione della manutenzione. Il controllo guarda il sottosistema di generazione, la presenza e il funzionamento della regolazione di temperatura, e il trattamento dell’acqua dove è previsto. Non è un parere sul comfort del salotto. L’allegato A fissa gli anni e il modello di rapporto. Per i generatori di calore a fiamma il modello è il rapporto tipo 1. Le disuguaglianze contano: «superiore a 10 e inferiore a 100» non è «da 10 compreso», e «da 100 in su» include i 100 kW. Una murale domestica da 24 kW, a gas, sta nella riga dei quattro anni. Un generatore da 100 kW o più, a gas, sta in quella dei due.

Cadenza del controllo di efficienza energetica per i generatori di calore a fiamma, D.P.R. 74/2013, allegato A. P è la potenza termica utile nominale complessiva dei generatori che servono lo stesso impianto. Sotto la soglia dell’art. 8 il rapporto periodico non scatta; il libretto e la manutenzione secondo il fabbricante restano.
Alimentazione Potenza utile Cadenza Rapporto
Gas, metano o GPL Superiore a 10 kW e inferiore a 100 kW 4 anni Tipo 1
Gas, metano o GPL Da 100 kW in su 2 anni Tipo 1
Combustibile liquido o solido Superiore a 10 kW e inferiore a 100 kW 2 anni Tipo 1
Combustibile liquido o solido Da 100 kW in su 1 anno Tipo 1

La nota 1 dell’allegato somma le potenze solo dei generatori che servono lo stesso impianto. Una murale a metano e una stufa a legna indipendente non si sommano per obbligo di rapporto. Due generatori sullo stesso circuito, sì. Se la targhetta è vicina ai 10 kW, la legge il manutentore: questa pagina non arrotonda un 9,5 a un 11. Le pompe di calore e le macchine frigorifere usano un’altra soglia, sopra 12 kW, e il rapporto tipo 2. Non stanno in questa tabella. Il camino e la stufa a biomassa, prima delle limitazioni sul PM10, stanno in stufa e camino prima del 1° ottobre: un generatore a fiamma di legna o pellet non si «copre» con il bollino della murale a gas.

Oltre alla cadenza periodica, l’art. 8, comma 3, vuole il controllo alla prima messa in esercizio, a cura dell’installatore, alla sostituzione del generatore, e dopo un intervento che non è la visita ordinaria ma può cambiare l’efficienza. Il controllo successivo riparte da quella data, comma 4. A fine lavoro l’operatore firma il rapporto. Una copia resta a lui, una la alleghi al libretto, una la trasmette lui all’indirizzo indicato dalla Regione o dalla Provincia autonoma, in via prioritaria per via informatica. Il «bollino» o il segno identificativo, se la tua amministrazione lo ha istituito per coprire i costi delle ispezioni, viaggia con quella copia. Non è un adesivo nazionale con lo stesso colore a Milano e a Napoli. Chiedi alla ditta se per il tuo Comune va trasmesso, e fatti dire il nome del catasto. Non pagare un secondo sopralluogo solo perché nessuno ha nominato il portale.

L’art. 8, comma 6, misura il rendimento di combustione alla massima potenza effettiva del focolare, in condizioni di funzionamento normale, secondo le norme UNI, e lo confronta con i limiti dell’allegato B. Non è una prova che fai con un accendino. Se il rendimento resta sotto quei limiti e la manutenzione non lo riporta, il comma 7 dà 180 giorni solari dalla data del controllo per sostituire il generatore, con la facoltà di una controprova a tue spese. La frase che porti a casa è scritta sul rapporto, non stimata da questa pagina. Un rendimento basso non è nemmeno un listino: la fascia di una caldaia nuova sta in quanto costa una caldaia, e un eventuale percorso di detrazione sta in Bonus. Qui non si sceglie il modello.

Regioni e Province autonome possono integrare il modello e stringere i tempi. Se il libretto e il sito della Regione non dicono la stessa cosa, non scegliere il numero più comodo. Lo fai leggere a chi firma il rapporto.

Chi risponde delle carte

La guida ENEA indica, in via generale, il proprietario come responsabile dell’impianto. Se l’immobile è in locazione, il responsabile è l’occupante. Se l’impianto è centralizzato, è l’amministratore. Un edificio di proprietà di un soggetto che non è una persona fisica ha come responsabile il proprietario o l’amministratore delegato. Queste figure possono delegare un terzo responsabile, con i requisiti del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37. Il D.P.R. 74/2013, art. 6, comma 1, vieta quella delega nelle singole unità residenziali in cui il generatore non è installato in un locale tecnico esclusivamente dedicato. È il caso della murale in cucina o sul balcone di un appartamento: la responsabilità delle carte non si «dà» al manutentore con una telefonata. Il terzo, quando la delega è ammessa, la riceve per iscritto e non può passarla ad altri.

In affitto il contratto può dire chi paga la fattura della manutenzione. Non cancella il libretto. Se il proprietario lo tiene lui, lo chiedi prima di far ripetere una visita già fatta a giugno. Se sei tu l’occupante e il fascicolo non arriva, non firmare un rapporto su un impianto che non sai descrivere: potenza, combustibile, data dell’ultima riga. L’amministratore, sul centralizzato, è l’interlocutore del palazzo. Il tuo vicino che «conosce un tecnico» non aggiorna il libretto condominiale.

Il D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192, art. 15, comma 5, nel testo in vigore, punisce con una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro il proprietario, il conduttore, l’amministratore o il terzo responsabile che non fa eseguire controllo e manutenzione secondo l’art. 7, comma 1. Il comma 6 riguarda l’operatore che non redige e non firma il rapporto di controllo tecnico: da 1.000 a 6.000 euro. Il D.P.R. 74/2013, art. 11, richiama proprio questi due commi. Non è una multa che calcola questo sito, e non è un motivo per aprire la caldaia da solo «per evitare la sanzione». È il motivo per cui, al telefono, chiedi il rapporto firmato e l’aggiornamento del libretto, non un «è tutto a posto» detto sulle scale.

Cosa non è un controllo fumi

Leggere il manometro, sfiatare un solo termosifone, togliere un nido visibile dal davanzale senza sporgerti: sono gesti di casa, e stanno nelle altre schede. Non sono l’analisi dei prodotti della combustione. Per quella servono strumenti, la camera aperta da chi è abilitato, e una firma. Il D.M. 37/2008 è l’abilitazione che chiedi alla ditta per gli impianti termici e per il gas. Non è un marchio di ArtigianiVicino. Se in scheda non compare, la chiedi prima di fissare l’ora. Se la visita deve anche toccare il refrigerante di una pompa, serve in più il patentino F-GAS: non è questa scheda.

Non si «prova» il rendimento accendendo e spegnendo dieci volte per vedere se il display resta verde. Non si spruzza nulla nella presa fumi. Non si sale sul tetto a controllare il comignolo perché l’autunno è piovoso: se l’acqua entra dal solaio, il mestiere è un altro e la scheda è infiltrazione dal tetto dopo la pioggia. Un codice di blocco sul display, dopo un solo riarmo descritto nel libretto d’uso, si annota e si porta al tecnico. I codici non sono universali. Insistere consuma la scheda e non produce il rapporto tipo 1.

Il controllo documentale dell’autorità, per gli impianti a gas tra 10 e 100 kW, può sostituire l’ispezione in campo quando il rapporto non mostra criticità. Lo spiega la stessa guida ENEA: per quelle fasce il sopralluogo scatta se il rapporto è critico. Per chi ha trasmesso il rapporto nei tempi, con il segno identificativo previsto e senza criticità, l’ispezione in campo è gratuita; negli altri casi è a pagamento. Anche qui il dettaglio sta nel regolamento della tua Regione. Arrivare a fine settembre senza sapere se l’ultima trasmissione c’è stata è il buco che si chiude con una telefonata, non con una foto del manometro.

Quando la frase al telefono è pronta

Chiami se il libretto non si trova, se la manutenzione dichiarata per iscritto è scaduta, se il rapporto tipo 1 è oltre la riga dell’allegato A o oltre la regola regionale annotata, se hai sostituito il generatore e sul fascicolo manca il controllo della prima messa in esercizio, se senti gas, se vedi acqua che non si ferma, o se il rendimento scritto sull’ultimo rapporto è sotto i limiti e nessuno ha contato i 180 giorni. Chiami anche se la caldaia è in affitto e il proprietario non consegna le carte: senza date non sai se la stagione parte coperta.

La frase utile è corta. «Murale a metano, circa 24 kW, ultima manutenzione il tal giorno, ultimo rapporto tipo 1 il tal altro, libretto cartaceo presente o assente, Comune di…». La potenza «circa» la corregge il tecnico sulla targhetta. Tu non contrattare un prezzo al telefono come se fosse il rapporto. Non chiedere a questo sito di inoltrare il messaggio: non lo facciamo. In elenco leggi nome, recapito e, se c’è, l’abilitazione già indicata sulla scheda. Poi componi tu.

Alla visita chiedi tre cose, tutte scritte: il report di manutenzione, il rapporto di efficienza se in quell’anno tocca, e la riga aggiornata sul libretto o sul catasto. Se la ditta parla solo di «bollino blu» senza dire se la tua Regione lo usa per una murale a gas, fermati e fai nominare il portale. Un intervento che cambia il generatore riapre l’art. 8, comma 3: non è un ricambio silenzioso. Se stai ancora stimando i kilowatt di casa, prima di parlare di sostituzione usa il calcolo della potenza. Il numero che esce è un ordine di grandezza nel browser, non la targhetta della macchina che hai già.

Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna: filtra l’elenco per idraulica e riscaldamento, leggi la scheda, componi tu il numero. Non partiamo noi. Un rapporto di efficienza non si firma da questa pagina.

Domande prima del telefono

Manutenzione e controllo fumi sono la stessa visita?

No. La manutenzione segue le istruzioni scritte dell’installatore o del fabbricante, D.P.R. 74/2013, art. 7. Il controllo di efficienza energetica, con il rapporto tipo 1 sulla caldaia a fiamma, ha la cadenza dell’allegato A e si fa in occasione di una manutenzione, non a ogni visita se la manutenzione è più frequente.

Ogni quanto si fa il controllo fumi su una caldaia a gas da appartamento?

Per i generatori a gas, metano o GPL, l’allegato A indica 4 anni se la potenza utile è superiore a 10 kW e inferiore a 100 kW, e 2 anni da 100 kW in su. Una murale da 24 kW sta nella fascia dei 4 anni, salvo regola più stretta della Regione scritta sul libretto. La manutenzione può essere più frequente: quel numero lo dichiara il fabbricante o l’installatore, per iscritto.

Chi tiene il libretto in affitto?

La guida ENEA per il Ministero dello Sviluppo Economico indica l’occupante come responsabile se l’immobile è in locazione, e l’amministratore se l’impianto è centralizzato. Il libretto, in caso di trasferimento, va consegnato aggiornato: è l’art. 7, comma 5. Chi paga la fattura può essere un’altra clausola del contratto.

Posso fare l’analisi dei fumi da solo?

No. Camera di combustione, analisi dei fumi e compilazione del rapporto li fa una ditta abilitata al D.M. 22 gennaio 2008, n. 37. Tu leggi le date sul libretto, a macchina spenta. Se senti gas, esci e non insisti.

ArtigianiVicino prenota il manutentore?

No. Apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese.

Il calendario di zona resta in accensione del riscaldamento 2026. L’ago del manometro resta in pressione della caldaia bassa. Lo split e il rapporto tipo 2 restano in filtri della pompa di calore. Qui restano il libretto e il rapporto tipo 1, prima del 15 ottobre.

Poi apri l’elenco e chiama tu

Se le date sul libretto sono scadute o il fascicolo non c’è, filtra idraulica e riscaldamento. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Chiedi l’abilitazione DM 37/08 e il rapporto firmato. Se stai ancora misurando i kilowatt, usa il calcolatore; se stai leggendo un importo, vai su Costi.

Elenco idraulici Apri da Preventivo Potenza in kW