Due bacini arancioni, una riga sola
Il bollettino di criticità del 21 ottobre 2026, ore 14:36, nella fase che chiama «domani, giovedì 22 ottobre 2026», ha un solo livello moderato. La dicitura è «moderata criticità per rischio idrogeologico / allerta arancione». Le zone sono due, entrambe in Friuli Venezia Giulia: Bacino del Livenza e del Lemene, Bacino montano del Tagliamento e del Torre. Nel testo di quella fase non compare un terzo nome arancione, e non compare il rosso. Non compare nemmeno una riga di allerta temporali, né gialla né arancione.
Le avvertenze in calce allo stesso bollettino ricordano la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004 e le indicazioni operative del 10 febbraio 2016. Il giallo è criticità ordinaria. L’arancione è criticità moderata. Il rosso è criticità elevata. Il bollettino nazionale è una sintesi dei centri funzionali decentrati: la zona di allerta non coincide con il confine della regione, e a parità di livello la mappa mostra prima il rischio idraulico, poi i temporali, poi l’idrogeologico. Sui due bacini di oggi il livello più alto è già l’idrogeologico arancione. Il colore che vedi lì non sta coprendo una piena più grave scritta in un’altra colonna. Sta dicendo frane, smottamenti, colate, ruscellamenti e allagamenti locali legati al suolo.
Il nome «Friuli Venezia Giulia» non è la zona. Trieste non è scritta sul Livenza-Lemene e non è scritta sul montano del Tagliamento e del Torre. Il bacino dell’Isonzo e la pianura di Udine e Gorizia, nello stesso foglio, sono gialli. Questa guida non sposta un civico di Trieste dentro l’arancione al posto della mappa. Il civico si cerca sulla zona, non sul titolo della regione.
Giovedì 22 l’arancione nazionale, in quel bollettino, è idrogeologico e sta su due bacini. Il resto del Friuli Venezia Giulia, se compare, compare nel giallo. Trieste non compare per nome.
Il preallarme di quindici giorni non è il colore di oggi
Un atto del 20 ottobre copre tutto il territorio regionale e va tenuto distinto dalla riga arancione di giovedì. Il comunicato della Giunta del Friuli Venezia Giulia delle 18:21 del 20 ottobre 2026 riferisce che l’assessore alla Protezione civile Riccardo Riccardi, d’intesa con il governatore Massimiliano Fedriga, ha firmato due decreti. La Regione ha dichiarato lo stato di preallarme sull’intero territorio per quindici giorni, con decorrenza dal 20 ottobre, e un impegno immediato di 500 mila euro sul Fondo regionale per la protezione civile. Di questi, 450 mila euro sono vincolati alle opere di sistemazione del suolo e ai primi interventi infrastrutturali di messa in sicurezza. I restanti 50 mila euro coprono beni di consumo, servizi dell’emergenza, prestazioni straordinarie del personale e rimborsi a enti locali e organizzazioni private. I tecnici regionali possono ricorrere alla somma urgenza.
Quei 500 mila euro sono una spesa della Regione per gli interventi pubblici di protezione civile. Non sono un bonus sulla casa, non sono una detrazione e non si chiedono da questa pagina. Il percorso delle detrazioni, quando il cantiere sarà definito e la casa agibile, sta in Bonus, con i testi dell’Agenzia delle Entrate, di ENEA e del GSE. Il comunicato del 20 ottobre non apre una domanda per il privato.
Per la giornata di giovedì 22 il comunicato scrive una frase sul tempo: gli ultimi strascichi di pioggia a est, con la quota neve sopra i 1500 metri. Le raffiche di scirocco, la mareggiata e l’acqua alta tra Lignano e Grado stanno nel quadro che ha motivato i decreti, non in una frase datata al 22. Il preallarme, partito il 20, giovedì è ancora aperto: è il terzo giorno di una finestra di quindici, non la chiusura. La quota neve sopra i 1500 metri riguarda quella fascia. Non è un motivo per salire sul comignolo di un condominio in pianura, e non trasforma lo «strascico» in un orario da scala.
Chi abita a Trieste sta dentro il preallarme regionale, perché il decreto copre l’intero territorio, e sta fuori dai due nomi arancioni, perché quei nomi non sono Trieste. Le due cose convivono. Le misure del Comune, se ne pubblica, restano il foglio da seguire. Il preallarme non colora da solo il bacino, e l’assenza del nome Trieste nella riga arancione non chiude i quindici giorni.
Il giallo idraulico e il giallo idrogeologico non sono la stessa lista
Sotto l’arancione, la fase del 22 ha due elenchi gialli. Si leggono per intero, perché un civico può stare in uno solo.
Criticità ordinaria per rischio idraulico, allerta gialla: Bacino dell’Isonzo e pianura di Udine e Gorizia; Provincia autonoma di Trento; Pianura orientale del Veneto, con i bacini del Livenza e del Lemene e la pianura tra Livenza e Piave. Sono tre voci. Non è «tutto il Nord-Est», e non è la pianura di Venezia solo perché il Veneto è nominato. La zona scritta è la pianura orientale. Un civico lagunare si controlla sul nome della propria zona, non su questa riga.
Criticità ordinaria per rischio idrogeologico, allerta gialla. In Campania i nomi sono Alta Irpinia e Sannio, Basso Cilento, Tanagro, Piana campana, Napoli, isole e area vesuviana, Piana Sele e Alto Cilento, Alto Volturno e Matese, penisola sorrentino-amalfitana, Monti di Sarno e Monti Picentini, Tusciano e Alto Sele. La virgola dentro «Piana campana, Napoli, isole e area vesuviana» fa parte del nome della zona: Napoli non è un colore a sé. Lo stesso vale per la penisola sorrentino-amalfitana insieme ai Monti di Sarno e ai Monti Picentini. Poi, di nuovo, il bacino dell’Isonzo e la pianura di Udine e Gorizia. In Lombardia: Lario e Prealpi occidentali, Orobie bergamasche, Valchiavenna, Media-bassa Valtellina, Laghi e Prealpi Varesine, Laghi e Prealpi orientali. E di nuovo la Provincia autonoma di Trento.
Trento, quindi, è gialla due volte: idraulica e idrogeologica, e la zona scritta è l’intera provincia autonoma. L’Isonzo anche, sulle due righe. Napoli è solo nella riga idrogeologica. La pianura orientale veneta è solo nella riga idraulica. Le Orobie bergamasche sono solo idrogeologiche. A parità di giallo la mappa mostra prima l’idraulico: su Trento e sull’Isonzo il pallino può sembrare «solo fiumi» mentre il testo tiene anche frane e ruscellamenti. Sulla pianura veneta orientale non c’è una seconda riga da recuperare. Il foglio, per il 22, non la mette in idrogeologico.
Se conti ogni nome di zona una volta, anche quando ha due righe, i gialli di questa fase sono diciassette: otto in Campania, l’Isonzo, sei in Lombardia, Trento, la pianura orientale veneta. Gli arancioni sono due e non stanno in quel conteggio. I nomi stanno in cinque regioni: Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia e Campania. Sotto il Trentino Alto Adige il bollettino scrive solo la Provincia autonoma di Trento. Bolzano non è tra i diciassette. «Cinque regioni» è il perimetro di quei nomi, non un colore unico e non una mappa del civico.
A Trento il giallo idraulico e il giallo idrogeologico stanno insieme. A Napoli, il 22, il testo tiene solo l’idrogeologico. La mappa, a parità di colore, mostra prima i fiumi: il pallino non cancella l’altra riga, se l’altra riga c’è.
Ieri Napoli era arancione. Oggi quella riga non c’è
La fase del 21, nello stesso bollettino delle 14:36, serve a non usare il titolo di ieri come se fosse ancora appeso al portone.
Ieri l’arancione idrogeologico comprendeva, oltre ai due bacini friulani, quattro nomi campani: Alta Irpinia e Sannio, Piana campana con Napoli, isole e area vesuviana, Alto Volturno e Matese, penisola sorrentino-amalfitana con Monti di Sarno e Monti Picentini. Oggi quei nomi sono nel giallo idrogeologico, insieme alle zone che ieri erano già gialle su quel rischio: Basso Cilento, Tanagro, Piana Sele e Alto Cilento, Tusciano e Alto Sele. Napoli non resta arancione perché ieri lo era. Il giallo di oggi è un’allerta ordinaria. Resta un motivo per non scendere in cantina. Il dettaglio di ieri, con Roma e con il comunicato regionale, sta in sei regioni, due colori. Questa scheda non lo riscrive.
Ieri la Piana campana con Napoli, la penisola sorrentina e i Monti di Sarno erano anche nel giallo idraulico. Oggi la Campania non compare nella riga idraulica del 22. Il giallo idraulico di ieri elencava anche la Calabria, la montagna e la collina emiliana centrale, i bacini costieri sud del Lazio, insieme a Trento, all’Isonzo e alla pianura orientale veneta. Di quell’elenco, nella fase del 22, restano solo le ultime tre voci. Il Lazio non è nel testo di giovedì. Roma non eredita l’arancione idrogeologico di ieri solo perché il calendario è appena girato.
Ieri il giallo idrogeologico lombardo includeva, oltre alle sei zone di oggi, l’Appennino pavese e il Nodo idraulico di Milano. Oggi quei due nomi non ci sono. Milano non è scritta nella fase del 22. L’assenza del nodo non svuota una cantina già bagnata da ieri e non autorizza la scala. Bolzano, ieri nel giallo idrogeologico insieme a Trento, oggi non è nella riga. Una classe di pioggia residua sull’Alto Adige, nella vigilanza, non è un colore di criticità. Non si dipinge Bolzano al posto del bollettino.
Ieri c’era anche un giallo temporali, su Basilicata, Calabria, diverse pianure lombarde, Molise, Puglia e Umbria. Nella fase del 22 quella riga non c’è. Le indicazioni operative del 2016 spiegano che per i temporali non esiste il rosso, perché quello scenario sta già nel rosso idrogeologico. Oggi il punto è un altro: la riga temporali, nel testo del 22, è assente. Non è scritto «temporali verdi». È assente. Bari, Palermo, Bologna, Firenze, Genova, Roma e Torino non si leggono in questa fase di criticità. Il mare, però, non segue la stessa cancellazione: sta nella vigilanza.
La pioggia che si esaurisce non spegne il colore
Il bollettino di vigilanza meteorologica nazionale del 21 ottobre 2026 ha tre fasi, in quest’ordine: 21, 22 e 23. La fase del 22 è il secondo blocco. Non è la pioggia di ieri e non è la tendenza di venerdì.
Precipitazioni del 22: sparse, anche a rovescio o temporale, su Friuli Venezia Giulia e Veneto settentrionale, con cumulati da deboli a puntualmente moderati, in rapido esaurimento. Isolate, residue, anche a rovescio o temporale, su Alto Adige, Appennino tosco-romagnolo e umbro-marchigiano, settori adriatici di Abruzzo e Molise, Campania meridionale e settori tirrenici di Calabria e Basilicata, con cumulati in genere deboli. Visibilità: nessun fenomeno significativo.
«In rapido esaurimento» non è un orario da scala. Il Veneto settentrionale della vigilanza non è la pianura orientale della riga idraulica: una casa tra Livenza e Piave legge il giallo idraulico anche se la frase sulla pioggia nuova parla del Veneto settentrionale. Allo stesso modo, un cumulato debole sulla Campania meridionale non descrive da solo la Piana campana. Napoli è nel giallo idrogeologico per gli effetti al suolo. La classe di pioggia nuova e il colore di criticità non si cancellano a vicenda. Il suolo può restare instabile quando il rovescio è già uno strascico. Il comunicato regionale, per giovedì, parla di ultimi strascichi a est e di neve sopra i 1500 metri. La vigilanza nazionale mette la classe debole o puntualmente moderata su tutto il Friuli Venezia Giulia. Si tengono le due frasi. Un avviso regionale più nuovo, se esce, sostituisce entrambe.
Temperature della fase del 22: minime in sensibile diminuzione al Nord, in modo marcato sui settori alpini. Massime senza variazioni di rilievo. Il calo delle minime non è la diagnosi del termosifone. A Milano le otto ore e a Torino lo stop fino al 19 sono ordinanze già lette in altre schede, otto ore a Milano e termosifoni spenti a Torino. Non si sale sul comignolo perché la minima alpina scende. Non si accende una stufa per aggirare un limite di qualità dell’aria. La quota neve sopra i 1500 metri, nel comunicato friulano, è quella fascia, non il tetto in città.
Venti della fase del 22: forti occidentali sulla Sardegna, con raffiche di burrasca sui settori settentrionali; forti nord-occidentali su Calabria, sulle coste della Sicilia e del Tirreno centro-meridionale. Mari: agitato il Mar Ligure, il Mar di Sardegna, il Tirreno centrale e il Basso Adriatico; in genere molto mossi gli altri bacini. La Liguria non ha un colore nel bollettino di criticità del 22. Il Mar Ligure agitato non è un permesso sulla passeggiata. L’ora per ora di ieri, e la mareggiata che in Liguria non ha un codice colore di allerta, stanno in dopo le 6, la mareggiata. Sassari sta nei settori settentrionali su cui la vigilanza scrive la burrasca. Cagliari non eredita quella frase solo perché è Sardegna, e nessuna delle due città eredita l’arancione friulano. Il Basso Adriatico agitato non mette Bari nel giallo di criticità: la Puglia, in questa fase, non è nell’elenco.
La fase del 23, nello stesso foglio, sposta la pioggia al pomeriggio su tutto il Nord, sulla Toscana, sull’Umbria e sul Lazio settentrionale, con cumulati che possono essere puntualmente moderati sul Friuli meridionale, sulla Liguria di levante, sull’alta Toscana e sull’Appennino emiliano. È venerdì. Non è un motivo per anticipare il tetto giovedì «prima che torni».
Da dentro, con l’acqua ancora fuori o già in casa
La pagina del Dipartimento «Rischio meteo-idro. Sei preparato?» separa il prima dal durante. Vale sull’arancione dei due bacini e sul giallo di Napoli, di Trento, dell’Isonzo o della pianura orientale veneta.
Prima, con l’allerta già nota e l’acqua ancora fuori, la pagina chiede di seguire le misure del Comune, di non dormire nei seminterrati e di evitarli, di proteggere i locali al piano strada e di chiudere le porte di cantine e garage solo se non ti esponi. Spostare l’automobile, in quella lista, può essere pericoloso. Se devi uscire, il percorso evita le zone allagabili. La scuola ha un suo piano: lo verifica il Comune, non un messaggio inoltrato a una ditta.
Se l’acqua è già nell’edificio, i verbi cambiano. Non si scende in cantina, seminterrato o garage per mettere in salvo i beni. Non si esce per l’automobile. Dal piano terra o da sotto, si sale. L’ascensore si evita. Si aiutano anziani e persone con disabilità che sono già nell’edificio. Gas chiuso e impianto elettrico disattivato, e mani o piedi bagnati che non toccano impianti e apparecchi. L’acqua del rubinetto non si beve. Il cellulare si limita, per lasciare le linee ai soccorsi. Durante un’alluvione, scrive la pagina, l’acqua può salire anche di uno o due metri in pochi minuti. In casa i punti che si allagano prima sono cantine, seminterrati e piani terra. Fuori, sottopassi, argini, ponti, strade in pendenza e le zone più basse.
Il dopo non coincide con «pioggia in esaurimento» e non coincide con la quota neve. Si seguono le autorità prima di rientrare, di spalare il fango o di svuotare le cantine. Le strade ancora allagate non si attraversano. Dove l’acqua si è ritirata, il fondo può cedere. Gas e impianto elettrico si riattivano se puoi verificarlo; se serve, si chiede il parere di un tecnico. Prima degli scarichi, la pagina chiede di sapere se fognature, fosse e pozzi sono integri. Il rubinetto torna bevibile quando un’ordinanza comunale non lo vieta. Il cibo che ha toccato l’acqua dell’alluvione non si mangia. Una soglia ancora asciutta, letta in un altro giorno, sta in acqua in cantina dopo l’allerta del 12 ottobre. Quel 12 ottobre non è la provincia di Trento e non è la Piana campana di oggi.
Sulla pagina del bollettino il Dipartimento stampa il Contact Center 800 840 840 e il centralino 06 68201. Sono numeri del Dipartimento, non linee di ArtigianiVicino. Con l’acqua che sale in casa, la telefonata di adesso è verso le autorità indicate dal Comune. Limitare il cellulare, come chiede la pagina quando l’alluvione è in corso, vale anche per non occupare la linea con un preventivo.
- La riga, prima del gruppo. Bollettino delle 14:36, fase del 22. Due bacini arancioni, diciassette nomi gialli se li conti una volta, nessuna riga temporali. «Cinque regioni» non dice se il tuo civico è sul Tagliamento montano, sull’Isonzo, a Trento, nella Piana campana o fuori da tutte queste zone.
- Il preallarme, se sei in Friuli Venezia Giulia. Quindici giorni dal 20 ottobre, tutto il territorio, 500 mila euro di spesa regionale. È un atto diverso dal colore. A Trieste conta, e non ti mette da solo sul Livenza.
- Piano alto, se il piano basso è il letto. La pagina del Dipartimento chiede di non dormire nei seminterrati. Se la notte ti trova già lì e l’acqua non è ancora entrata, sali prima che la soglia cambi. L’ascensore resta fermo anche per questo spostamento.
- Porte di cantina e garage, solo all’asciutto. Si chiudono se non stai entrando in un locale che già bagna le scarpe. Se per arrivare alla porta devi scendere dove l’acqua c’è, la porta resta com’è. A Napoli il giallo di oggi non è un permesso diverso dal divieto di ieri sul box.
- Finestra, non cornicione. Pluviale in facciata, coppo fuori sede visto dalla strada, griglia che non smaltisce, acqua contro la soglia: una foto da dentro. Pioggia in esaurimento, burrasca sulla Sardegna settentrionale, Mar Ligure agitato: nessuno di questi è un motivo per uscire sul terrazzo a dare un’occhiata.
- Quadro e gas, solo se non li tocchi bagnato. Con l’acqua in casa la pagina del Dipartimento dice di chiudere il gas e di disattivare l’impianto, e di non toccare apparecchi con mani o piedi bagnati. Se il quadro è umido, non lo riarmi per avere luce in cantina. Odore di gas: esci, senza cercare la perdita. Il tecnico, dopo, è chi ha l’abilitazione DM 37/08. Non è un marchio di questo sito.
| Dove | Riga del 22 | Cosa non dedurre |
|---|---|---|
| Livenza-Lemene e Tagliamento-Torre montano | Arancione idrogeologico. Unica riga moderata del foglio | Non è tutto il Friuli Venezia Giulia. Non è la riga idraulica. Trieste non è in questi due nomi |
| Isonzo e pianura di Udine e Gorizia | Giallo idraulico e giallo idrogeologico | A parità di colore la mappa mostra prima l’idraulico. Il pallino non cancella le frane |
| Provincia autonoma di Trento | Giallo idraulico e giallo idrogeologico su tutta la provincia | Bolzano non è in questa fase. La pioggia residua sull’Alto Adige, in vigilanza, non è un colore |
| Pianura orientale veneta | Solo giallo idraulico: Livenza, Lemene, pianura tra Livenza e Piave | Non è Venezia per nome. Non è l’elenco prealpino che ieri stava nel giallo idrogeologico |
| Napoli, Piana campana, isole e area vesuviana | Giallo idrogeologico. Assente dalla riga idraulica del 22 | Ieri la stessa zona era arancione idrogeologico e giallo idraulico. Il giallo non apre la cantina |
| Sei zone lombarde di lago e prealpi | Giallo idrogeologico: Lario, Orobie bergamasche, Valchiavenna, Media-bassa Valtellina, Prealpi varesine e orientali | Il Nodo idraulico di Milano e l’Appennino pavese, gialli ieri, oggi non sono nell’elenco |
| Liguria e Puglia | Nessun colore di criticità nel testo del 22 | Il Mar Ligure e il Basso Adriatico, in vigilanza, sono agitati. Il mare non è un permesso sul molo |
Trento e Napoli sono scritte. Milano, Venezia e Trieste no
Trento città sta nella Provincia autonoma di Trento, e quella provincia è la zona di allerta. Il giallo, giovedì, è idraulico e idrogeologico insieme. Una casa in provincia non sceglie la riga più comoda. Argine e versante si osservano da dentro, non dal greto e non dal sentiero che già cola.
Napoli è dentro il nome «Piana campana, Napoli, isole e area vesuviana». Giovedì quel nome è giallo idrogeologico. Ieri era arancione, e ieri compariva anche nel giallo idraulico. Il passaggio di colore non è un segnale di fine lavoro in cantina. Isole e area vesuviana stanno nella stessa zona del capoluogo: non si separano con una lettura distratta della virgola. Salerno città non è scritta a parte. Piana del Sele e Alto Cilento, Tusciano e Alto Sele, Basso Cilento e la penisola sorrentino-amalfitana sono nomi gialli idrogeologici. La provincia non è la zona. Un civico della costiera si legge sulla penisola. Un civico della Piana del Sele si legge su quel nome. Nessuno dei due autorizza il box.
Milano, nella fase del 22, non è nominata. Ieri il Nodo idraulico di Milano era nel giallo idrogeologico. Oggi la Lombardia del foglio è sei zone di lago e di prealpi, tra cui le Orobie bergamasche. Bergamo città non è scritta come «Orobie». Il civico in pianura non eredita la montagna, e il civico in Orobie non eredita il nodo di Milano. L’assenza di Milano dal testo di giovedì non cancella un solaio già segnato da ieri. Si guarda da terra, quando si può, e si resta dentro finché l’allerta sul tuo bacino, se c’è, è aperta.
Venezia non ha una riga con il nome della città. La pianura orientale, gialla idraulica, nomina Livenza, Lemene e la pianura tra Livenza e Piave. Ieri diverse prealpi venete erano nel giallo idrogeologico, compresi bacini del Piave, del Sile e dello scolante in laguna nell’alta pianura trevigiana occidentale. Quei nomi, nella fase del 22, non ci sono. Il civico lagunare si legge sulla zona di oggi, non sul titolo «Veneto» e non sulla lista di ieri. Trieste, come sopra, sta nel preallarme dei quindici giorni e non sta nei due bacini arancioni. Il bacino dell’Isonzo e la pianura di Udine e Gorizia sono l’altra riga, gialla due volte. Questa scheda non decide al posto della mappa se un civico triestino cade in quella pianura.
Genova, il 22, non ha un colore di criticità in questo bollettino. Il Mar Ligure, nella vigilanza della stessa fase, è agitato. La passeggiata, il molo e il tetto restano fuori. Roma, Firenze, Bologna, Torino, Bari e Palermo non sono nell’elenco del 22. Un vento forte sulla Sardegna settentrionale e un Tirreno agitato non copiano l’arancione friulano su una città che il bollettino di criticità non nomina.
Sotto questo foglio il tetto non è un lavoro
Nella fase del 22 non entra una scala, un passo d’uomo, uno spostamento di coppi, uno stasamento del pluviale dal terrazzo. La gronda piena di foglie, in un giorno asciutto, si legge da terra in un’altra scheda. Oggi, se trabocca, si fotografa da dentro. Un ramo sulla falda resta dov’è finché si può chiamare qualcuno che lavora in quota. Il vicino con la motosega sul tetto, con la burrasca scritta sulla Sardegna settentrionale o con il Mar Ligure agitato, non è la ditta.
Non si scende nel box a recuperare una scatola, una bici, una cartella. Non si attraversa un sottopasso perché il parcheggio alto è a due minuti. Non si riattacca il salvavita con il quadro umido. Il riarmo a quadro asciutto, a fenomeno finito, sta in salvavita dopo il temporale, e non si prova mentre la vigilanza tiene ancora rovesci o temporali sul Friuli e sul Veneto settentrionale. Non si beve dal rubinetto se l’acqua è entrata in casa, finché un avviso comunale non dice il contrario. Non si tinteggia l’angolo che si appanna perché hai chiuso tutto: i puntini neri, a casa asciutta, stanno in muffa negli angoli. Un calorifero freddo a metà giornata, a Milano, può essere un orario già letto altrove, non un guasto da diagnosticare mentre conti se il tuo bacino è ancora giallo.
Non chiedere un prezzo chiuso «entro sera, così il tetto è a posto prima di venerdì». La fase del 23 parla di pioggia dal pomeriggio sul Nord: non è una scadenza per il cantiere. Un coppo spostato, una gronda che cola e un ramo in falda non sono lo stesso intervento, e una ditta può non arrivare mentre l’allerta è in corso. Costi serve a leggere un preventivo quando il lavoro è definito e la casa è agibile. Questa colonna non pubblica un diritto di chiamata. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda della ditta. Lo componi tu, dopo.
Con l’acqua in casa si sale, non si scende. Il tetto, la cantina da svuotare e il quadro da riarmare aspettano il via delle autorità e, per gas ed elettricità, un tecnico abilitato al DM 37/08.
Quando la scheda della ditta torna utile
Durante l’allerta, se l’acqua sale in casa o la strada è già un corso, la telefonata è verso le autorità, non verso un elenco di copritetti. ArtigianiVicino non riceve quella chiamata e non la smista. Il Contact Center 800 840 840 è stampato sulla pagina del Dipartimento. Il numero del tuo Comune, se è pubblicato sull’avviso locale, sta su quell’avviso.
La ditta torna nel discorso quando le autorità hanno detto che si può rientrare e guardare. Chiama un copritetto se, da terra o dalla finestra, vedi un coppo o una lastra fuori sede, se il pluviale bagna la facciata e non è una goccia già nota, se il solaio gocciola o se la grandine ha lasciato un segno che vedi senza salire. Chiama un idraulico se, a rientro consentito, l’acqua è stata in cantina o al piano terra e va svuotata da chi sa farlo, oppure se una perdita continua a soglia ormai asciutta. Chiama un elettricista, e chiedi il DM 37/08, se il quadro si è bagnato, se senti odore di bruciato, o se la pagina del Dipartimento ti ha già detto di far verificare gas e impianto prima di riattivarli. Un alone sul solaio, quando si può guardare, sta in infiltrazione dal tetto.
Al telefono, quando è il momento, servono quattro cose: la città, quale riga ti riguardava, cosa vedi da terra o dalla finestra, e se l’acqua entra ancora. Una frase utile a Trento è «provincia autonoma, giallo idraulico e giallo idrogeologico il 22, coppo visibile dalla strada, non sono salito». Una frase utile a Napoli è «Piana campana, oggi giallo idrogeologico, ieri arancione, pluviale in facciata, foto dalla finestra, cantina non l’ho aperta». Una frase utile su un bacino arancione è «Livenza-Lemene, o Tagliamento montano, arancione idrogeologico, non sono andato sull’argine». Non chiedere un importo chiuso al primo squillo. Una sigillatura e un’intera falda non sono lo stesso lavoro.
Il filtro, se l’acqua viene dall’alto o il coppo è fuori sede, è tetti e coperture. A Trento, dentro la provincia scritta nel bollettino, l’elenco è tetti a Trento. A Napoli, nella zona della Piana campana, è tetti a Napoli. Se l’acqua è stata in cantina, il mestiere è idraulica, e a Trento idraulica a Trento. Se il quadro è il problema, impianti elettrici. Trieste, nel preallarme e non nei due bacini arancioni, non copia il colore del Tagliamento: quando si potrà guardare da terra, l’elenco è tetti a Trieste. Milano, assente dal testo del 22, non copia Napoli: tetti a Milano. Il recapito, se c’è, sta sulla scheda.
Ieri, sei regioni La mareggiata Acqua in cantina Dopo la pioggia Elenco tetti Apri da Preventivo
Domande prima del telefono
L’arancione del 22 ottobre copre tutto il Friuli Venezia Giulia?
No. Nel bollettino delle 14:36 del 21 ottobre, la fase del 22 mette l’arancione idrogeologico solo sul bacino del Livenza e del Lemene e sul bacino montano del Tagliamento e del Torre. Il bacino dell’Isonzo e la pianura di Udine e Gorizia sono gialli, sull’idraulico e sull’idrogeologico. Trieste non è scritta in quei nomi. Lo stato di preallarme firmato il 20 ottobre copre l’intero territorio per quindici giorni ed è un atto diverso dal colore di giovedì. I 500 mila euro del comunicato sono spesa regionale, non un bonus sulla casa.
Napoli è ancora in allerta arancione il 22 ottobre?
Nella fase del 22, no. La zona Piana campana, Napoli, isole e area vesuviana è nel giallo idrogeologico. Nella fase del 21 la stessa zona era nell’arancione idrogeologico e anche nel giallo idraulico. Oggi la Campania non compare nella riga idraulica. Il giallo resta un’allerta: la pagina «Sei preparato?» chiede di non scendere a mettere in salvo i beni quando l’acqua è già in casa. Le altre zone campane nominate, dal Cilento all’Irpinia e alla costiera, sono nello stesso giallo idrogeologico. La provincia di Salerno non è un colore unico.
A Trento il giallo idraulico esclude le frane?
No. La Provincia autonoma di Trento è gialla sia per rischio idraulico sia per rischio idrogeologico. Le avvertenze del bollettino dicono che, a parità di livello, la mappa dà priorità al rischio idraulico. Il pallino sui fiumi non cancella frane e ruscellamenti. Bolzano, in quella fase, non è nominato. La vigilanza parla di precipitazioni residue e deboli sull’Alto Adige: è una classe di pioggia, non un’allerta sulla provincia di Bolzano.
Se la pioggia è in esaurimento si può salire sul tetto?
No. La vigilanza, nella fase del 22, scrive cumulati da deboli a puntualmente moderati su Friuli Venezia Giulia e Veneto settentrionale, in rapido esaurimento, e cumulati deboli e residui su altre zone, tra cui la Campania meridionale. L’esaurimento non è un orario da cornicione. Il colore di criticità descrive gli effetti al suolo. Il Mar Ligure agitato e la burrasca sulla Sardegna settentrionale stanno nella stessa fase e non aprono il tetto. Un bollettino successivo sostituisce queste frasi. Venerdì, nel terzo blocco, è un altro foglio.
ArtigianiVicino manda un copritetto durante l’allerta?
No. Con l’acqua che sale segui Comune e Dipartimento. L’800 840 840 è il Contact Center stampato sulla pagina del bollettino, non una linea di questo sito. Quando il rientro è consentito e dalla strada vedi un coppo fuori sede, o il solaio segna, apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese. Gas e impianto elettrico, prima di riattivarli, li vede chi è abilitato al DM 37/08.
Poi apri l’elenco e chiama tu
Se, a rientro consentito, dalla strada vedi un coppo fuori sede o il pluviale bagna la facciata, filtra tetti e coperture nella tua città. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Se l’acqua è ancora in casa, la telefonata di adesso è verso le autorità, non verso questo elenco. Se stai solo guardando la pioggia da una finestra al piano alto, il giro è finito senza chiamata.