Giovedì a Torino non è il via
Sul decreto, Torino è in zona climatica E. L’art. 4 del D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74, apre quella zona il 15 ottobre e la chiude il 15 aprile, con un tetto di 14 ore al giorno tra le 5 e le 23. I gradi-giorno, la differenza tra murale e centrale, e il motivo per cui Roma e Napoli non partono oggi stanno in accensione del riscaldamento 2026. Questa scheda non rifà quella tabella. Serve a non scambiare, giovedì, un rinvio già pubblicato per un calorifero rotto.
L’art. 5 dello stesso decreto lascia al sindaco, «a fronte di comprovate esigenze», di stringere periodo, ore e temperatura, e gli chiede di informare la popolazione. Il comunicato della Città del 14 ottobre 2026 è quell’informazione. Dice che un’ordinanza firmata quel giorno dal sindaco sposta l’accensione da giovedì 15 a lunedì 19 ottobre 2026, per temperature ancora sopra la media e previsioni miti per il resto della settimana. Il testo non stampa il numero dell’atto. Il numero sta sull’albo, non su un riassunto e non su questa pagina. Finché non apri l’atto, la frase che puoi usare è quella del comunicato, non una cifra che il foglio non ha.
Il motivo scritto non è un’ondata di gelo. Il comunicato parla di massime attorno o superiori ai 20 gradi, a fronte di una media stagionale di circa 18, e di un abbassamento graduale atteso dalla settimana successiva. Di giorno la casa può restare accettabile a impianto fermo. Un tinello freddo alle 16, letto con il calendario nazionale, produce la telefonata sbagliata: chiedi di accendere un palazzo che l’ordinanza tiene ancora fermo, oppure sfiati una colonna che non ha acqua in movimento.
Le 14 ore della zona E sono il tetto del decreto, non l’orario di Torino questa settimana. Prima di girare una valvola, leggi il comunicato del 14 ottobre e, se c’è, la tabella in bacheca. Sono due fogli diversi. Il secondo, fino a lunedì, può ancora non esserci.
Cosa scrive il comunicato del 14 ottobre
Dal 19 ottobre 2026 al 15 aprile 2027 compresi, gli impianti possono funzionare per un massimo di 13 ore al giorno, nella fascia tra le 5 e le 23. «Massimo» e «fascia» non sono la stessa cosa. Tredici ore sono un tetto. La fascia è la finestra in cui quelle ore possono stare. L’art. 4 del decreto consente di spezzarle in due o più tratti, sempre dentro le 5 e le 23, fuori dalla zona F. Il comunicato non stampa un blocco unico «dalle 5 alle 18». Quale pezzo tocchi al tuo palazzo — mattina, sera, o tutte e due — lo sceglie chi gestisce la centrale e lo dovrebbe affiggere. Il comma 7 dello stesso articolo chiede una tabella in evidenza: periodo, orario scelto, recapito del responsabile, codice del Catasto impianti. Se lunedì la tabella manca, la domanda va all’amministratore, non a uno sfiato «per vedere se l’acqua si muove» a impianto ancora fermo.
| Giorno | Cosa è scritto | Cosa non è scritto |
|---|---|---|
| Giovedì 15 – domenica 18 ottobre 2026 | L’avvio ordinario è spostato. Gli impianti non partono il 15 | Né un permesso di 7 ore «fuori periodo», né le 8 ore di Milano |
| Lunedì 19 ottobre 2026 – 15 aprile 2027 | Massimo 13 ore al giorno, tra le 5 e le 23 | Non torna da solo alle 14 ore del decreto |
| Abitazioni, nello stesso periodo | 19 gradi, con 2 gradi di tolleranza | Non sono i 20 gradi dell’art. 3, e non è un termostato a 24 |
| Industrie, artigianato e assimilabili | 18 gradi, con 2 gradi di tolleranza | La tolleranza non alza il tetto delle abitazioni |
Sulla temperatura il comunicato è più stretto del decreto per le case. L’art. 3 del D.P.R. 74/2013 indica 20 °C, con 2 °C di tolleranza, per gli edifici che non sono industriali o artigianali. Torino scrive 19 gradi con 2 gradi di tolleranza per le abitazioni. Per industrie, artigianato e attività assimilabili il limite resta 18 gradi, con la stessa tolleranza: è la riga che il decreto aveva già. Un termostato portato a 24 «per recuperare i quattro giorni spenti» non recupera una data. Spinge la media dell’alloggio fuori dal tetto che il comunicato ha fissato per la stagione, salvo un atto successivo. Il testo dice anche che il Comune può rivedere periodo, ore o gradi se il clima cambia. Lunedì 19 è la data di oggi, non una promessa che domenica sera il foglio sia ancora quello.
Restano fuori da queste limitazioni, come le elenca il comunicato, ospedali, case di cura, strutture per minori e anziani, scuole materne e asili nido, gli edifici con particolari esigenze tecnologiche o produttive, e le sedi delle rappresentanze diplomatiche che non stanno in uno stabile condominiale. Un appartamento ordinario non entra in quell’elenco perché in casa c’è un bambino o una persona anziana. Quella deroga non si autoapplica. Non si estende al piano di sotto «per solidarietà».
Se giovedì il calorifero è freddo come quello del piano di sotto, hai già l’informazione utile. Manca solo, da lunedì, la riga della bacheca che dice in quali ore stanno le tredici. Fino ad allora non c’è un’ora da recuperare con la chiave dello sfiato.
Non copiare Milano, Brescia o il foglio del 2025
Milano non è questo rinvio. Lì si parte giovedì, con meno ore: l’avviso del 9 ottobre tiene gli impianti accesi al massimo 8 ore fino al 30, poi 13. Un termosifone tiepido al mattino e freddo nel pomeriggio, a Milano, può essere quell’orario. A Torino, giovedì, non c’è un mattino «già usato»: l’avvio è spostato. La lettura delle otto ore sta in 8 ore a Milano il 15 ottobre. Non portarla sulla Mole.
Brescia ha un foglio suo, e non è il 19 di Torino. L’avviso del Comune di Brescia del 12 ottobre 2026, pagina aggiornata il 14 ottobre, dice che la sindaca ha autorizzato il posticipo a giovedì 22 ottobre e che il 15 ottobre non è consentito avviare gli impianti. La messa in funzione deve stare tra le 5 e le 23. Per le abitazioni indica 19 gradi con due gradi di tolleranza; per industrie, artigianato e assimilabili, 18 gradi con la stessa tolleranza. In quella pagina non compare un tetto di ore: non scrivere 13 perché lo hai letto a Torino, e non scrivere 14 perché lo dice il decreto. Ospedali, cliniche, case di cura, ricoveri per minori o anziani, scuole materne, asili nido, piscine e saune restano fuori da quel posticipo e da quel limite di temperatura. Giovedì 15, a Brescia, un termosifone freddo può essere ancora la data, con un lunedì diverso dal tuo.
Monza, con l’avviso del 7 ottobre, sposta l’avvio al 22 e scrive fino a 14 ore. Bologna, nel comunicato del 29 settembre, lo sposta al 1° novembre. Nessuna delle due frasi è l’ordinanza di Torino. Il dettaglio di quei due fogli sta nella scheda di Milano, non qui. Se abiti in un comune della cintura — Collegno, Moncalieri, Grugliasco, Settimo — la data non si eredita dal capoluogo. Il filtro dell’elenco segue la città che scegli tu. La data di accensione segue il Municipio dell’impianto. Due palazzi a dieci minuti, uno a Torino e uno nel comune accanto, giovedì possono non avere lo stesso diritto di tenere la centrale accesa.
| Comune | Giovedì 15 ottobre 2026 | Dove sta scritto |
|---|---|---|
| Torino | Ancora fermo. Avvio lunedì 19, poi massimo 13 ore | Comunicato comunale del 14 ottobre 2026 |
| Brescia | Ancora fermo. Avvio giovedì 22. Fascia 5–23, senza un tetto di ore in pagina | Avviso comunale del 12 ottobre 2026 |
| Milano | Si può accendere, massimo 8 ore fino al 30 | Avviso comunale del 9 ottobre 2026 |
| Zona E, decreto | Partirebbe il 15, fino a 14 ore, se il sindaco non ha stretto | D.P.R. 74/2013, art. 4 e 5 |
C’è un comunicato torinese più vecchio che fa partire gli impianti «da domani mercoledì 15 ottobre», chiude la stagione il 15 aprile 2026, consente 14 ore e indica 20 °C più 2 di tolleranza. È la pagina della stagione 2025/2026. Il 15 ottobre 2026 è un giovedì, non quel mercoledì. Quella pagina descrive anche 7 ore fuori periodo, «senza alcuna ulteriore disposizione» dell’autorità. Quest’anno la disposizione c’è: sposta l’avvio al 19. Non usare le 7 ore del foglio vecchio come permesso per giovedì, domenica compresa. Non usare i 20 °C di quella pagina al posto dei 19 scritti ieri. Se l’albo, quando lo apri, dice una frase più stretta del comunicato, conta l’albo.
Come capire se è la data o un guasto
Il controllo utile, giovedì, dura un giro dell’appartamento e uno sguardo al comunicato. Non apre la centrale, non carica un circuito che non è tuo e non sostituisce la manutenzione sul libretto. Se a un certo punto senti gas, vedi acqua che non si ferma, o non riconosci un rubinetto, il giro è finito. Il decreto non è un motivo per restare in casa a provare.
| Cosa vedi | Lettura | Gesto |
|---|---|---|
| Tutto freddo, piano di sotto uguale, tutto il giorno | Avvio spostato al 19 | Non sfiatare. Non caricare |
| Tiepido alle 7 e freddo alle 16, come a Milano | Non è il foglio di Torino per giovedì | Controlla di essere nel Comune giusto |
| Solo il tuo freddo, il vicino sulla stessa colonna è caldo | Non è lo spegnimento di tutta la città | Guarda la testa. Non aprire la centrale |
| Caldo sotto e freddo solo in alto, a impianto che gira | Aria o deposito. Giovedì, a centrale spenta, non è il caso | Aspetta che l’impianto sia davvero in fascia |
| Odore di gas, o acqua che non si ferma | Non è una prova sull’ordinanza | Esci, o chiudi a monte se sai quale rubinetto |
- Odore di gas. Esci, non accendere interruttori, non usare il telefono in casa. Chiama i soccorsi o il pronto intervento del distributore. La data del Comune non c’entra, e non c’entra nemmeno lunedì.
- Comunicato, prima delle valvole. Se sei nel Comune di Torino, giovedì la centrale condominiale può restare spenta per il rinvio al 19. Non entrare in centrale «per vedere se la pompa gira»: quell’impianto non è il rubinetto di casa. Se la bacheca mostra ancora «dal 15 ottobre, 14 ore», è facile che sia il foglio dell’inverno scorso. Chiedi all’amministratore quale atto sta eseguendo.
- Lo stesso piano, la stessa ora. Se il calorifero del vicino sulla tua colonna è freddo quanto il tuo, avete letto la stessa data. Sfiatare in due non anticipa lunedì e non aggiunge le ore che il Comune ha tolto.
- Solo il tuo, testa aperta, vicino caldo. Lo spegnimento cittadino raffredda la colonna, non un solo alloggio. Una testa lasciata sul gelo da maggio spiega un calorifero solo: il giro delle teste sta in valvole termostatiche. Puoi guardare il numero sulla testa a impianto fermo. Non è un motivo per aprire il rubinetto di carico. Un caldo sotto e un freddo sopra, mentre l’acqua gira, è un altro giorno: un solo sfiato, quello, con chiave e straccio, poi il manometro. Il dettaglio sta in termosifone freddo in alto. Giovedì, se la centrale è spenta, quello sfiato toglie pressione e non accende nulla.
- Non caricare «per arrivare pronti a lunedì». A impianto fermo il manometro basso non si cura aggiungendo acqua a una centrale condominiale. Su una murale tua, il carico è un gesto che conosci già dal libretto, oppure non è il gesto di oggi: la lettura sta in pressione della caldaia bassa. Un riarmo ripetuto, a caldaia spenta perché il programma è fermo, non sposta il calendario.
Non aprire il circuito sigillato, non svitare lo scambiatore, non «provare» il gas, non salire sul tetto per il condotto. Impianto termico e gas li tocca chi è abilitato al DM 37/08. Se si maneggia il refrigerante di una pompa di calore, serve anche F-GAS. Non è un bollino di questo sito.
Cosa guardare prima di lunedì, senza accendere il palazzo
Tra giovedì e domenica il gesto utile è piccolo. Controlla che le teste dei caloriferi non siano rimaste sul gelo da maggio: un numero, non una pinza sulla colonna. Il significato di quei numeri, che non sono gradi di legge, sta nella scheda delle valvole. Controlla di sapere dove sia il manometro, se la caldaia è tua, e di non aver già perso la data sul libretto: manutenzione e rapporto di controllo fumi non scadono insieme. Quella lettura, a macchina spenta, sta in libretto e controllo fumi. Non è un modo per anticipare il 19.
Scrivi all’amministratore, se la bacheca tace, e chiedi in quali ore di lunedì stanno le 13, non «di accendere oggi lo stesso». Il comunicato lascia al Comune la possibilità di un altro provvedimento se il tempo cambia. Domenica sera, prima di decidere che lunedì la centrale è guasta, riguarda la pagina del Comune. Un termosifone ancora freddo lunedì mattina può essere un rinvio nuovo, una fascia che parte nel pomeriggio, o — solo se il vicino sulla stessa colonna è caldo durante l’ora scritta — un problema del tuo alloggio. Sono tre telefonate diverse. La prima è all’amministratore. La terza, se il controllo è finito, è a una ditta. La seconda non è una telefonata: è l’orologio.
Non alzare il cronotermostato a 24 domenica «così lunedì parte forte». Con il tetto a 19 gradi più 2 di tolleranza, la sonda in corridoio può fermare la macchina appena è soddisfatta e lasciare fredda la stanza lontana. Due manopole, testa del calorifero e termostato, non si sommano. Una pompa di calore non si legge con l’orario di una centrale a gas: filtro e griglia, a macchina spenta, stanno in filtri della pompa di calore. Il limite sulle stelle di una stufa non è questa data. Per una stima di kilowatt, non di ore comunali, c’è il calcolatore in kW. Per un importo, Costi. Per una detrazione, Bonus. Nessuna di quelle pagine sposta il 19.
Caldaia tua e centrale del palazzo non suonano insieme
Se il calore arriva dalla centrale del condominio, giovedì la decisione di accendere non è sul tuo termostato. È sull’atto del Comune e sull’orario che l’amministratore affigge. Tu puoi chiudere i tuoi caloriferi e, da lunedì, avvisare se durante la fascia scritta solo il tuo resta freddo. Non prometti al pianerottolo che «basta un po’ d’acqua» e non chiedi a una ditta di anticipare una data che l’ordinanza ha spostato. Fino al 19, a Torino, quella richiesta è fuori dal foglio. Fino al 22, a Brescia, è fuori da un altro foglio.
Se in casa hai una caldaia murale che fa anche l’acqua calda, l’impianto è tuo. Il D.P.R. 74/2013, art. 4, comma 6, lettera g, dice che il tetto di ore dei commi 2, 3 e 4 non si applica agli impianti di una singola unità residenziale se c’è un programmatore almeno su due livelli nelle 24 ore e se puoi spegnere il generatore in base a quello che ti serve. Il comunicato torinese del 14 ottobre descrive il rinvio e le 13 ore e, in quella pagina, non riporta la lettera g. Non leggerlo come un permesso a ignorare l’ordinanza, e non leggerlo come la prova che la tua murale sia dentro o fuori da quelle date. La frase che conta sta nell’atto all’albo. Quello che puoi vedere senza l’atto è più piccolo: se il cronotermostato è fuori dalla fascia che hai impostato tu, la caldaia spenta sta eseguendo il programma. Non è un blocco. Un riarmo ripetuto non sposta né il programma né il 19 ottobre.
Il limite di temperatura, dove il Comune lo ha scritto, non dipende da quella lettera. Il comunicato indica 19 gradi con 2 di tolleranza per le abitazioni nel periodo che parte il 19, non un bonus di gradi per chi è rimasto al freddo quattro giorni. Se la murale mostra un codice di fiamma, sonda o scarico e, dopo un solo riarmo descritto sul libretto, il blocco torna, smetti. I codici non sono uguali da una marca all’altra. Se ti sei staccato dal centralizzato, non sei più legato all’orario del palazzo: restano zona, periodo, temperatura e, se manca il programmatore a due livelli, anche il tetto di ore. Il distacco non cancella il 74/2013 e non cancella l’ordinanza. Se non sai quale dei due casi sei, guarda se in casa esiste una caldaia che produce anche l’acqua calda. Se l’acqua calda arriva da uno scaldabagno e i termosifoni da una colonna unica, sei sulla centrale del palazzo.
Quando smettere e chiamare
Non chiamare un idraulico perché giovedì il calorifero è freddo e il comunicato del 14 ottobre ha spostato l’avvio al 19. Hai già la risposta. Non chiamarlo nemmeno per «far partire il palazzo oggi»: quella accensione non è un favore tra vicini. Chiama se senti gas, se l’acqua non si ferma, se dopo un carico che conoscevi la pressione ricade, se il blocco della murale torna subito, o se da lunedì — e solo durante la fascia scritta in bacheca, dopo aver controllato che il Comune non abbia firmato un altro rinvio — solo il tuo alloggio resta freddo, con la testa aperta e il vicino sulla stessa colonna caldo. Chiama l’amministratore, prima della ditta, se la tabella del comma 7 non è affissa o se l’orario in bacheca è ancora quello da 14 ore e 20 °C della stagione chiusa ad aprile 2026.
Al telefono servi quattro cose: che sei a Torino e che giovedì l’avvio è spostato al 19, se l’impianto è autonomo o centralizzato, cosa dice la bacheca o il cronotermostato, e cosa hai già escluso («freddo tutto il giorno come il piano di sotto, comunicato del 14 ottobre» oppure «lunedì, fascia in corso, vicino caldo, testa aperta, nessun carico»). Non chiedere un prezzo chiuso al primo squillo: un rinvio comunale e una valvola che non apre non sono lo stesso intervento. L’idraulico che tocca gas e termico deve essere abilitato al DM 37/08. Chiedilo. ArtigianiVicino non certifica imprese e non mette bollini.
A Torino il filtro, se il controllo è finito e serve una ditta, è idraulica a Torino. A Brescia, fino al 22, non chiedere di accendere il palazzo il 15: se il problema è la tua testa o la tua murale, l’elenco è idraulica a Brescia. Milano ha un orario diverso e una scheda diversa. Le altre città si filtrano da idraulica, senza copiare il 19 ottobre. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Lo componi tu.
8 ore a Milano Date per zona Valvole termostatiche Elenco a Torino Apri da Preventivo
Domande prima del telefono
A Torino il 15 ottobre 2026 si possono accendere i termosifoni?
No, non nella data ordinaria della zona E. Il comunicato della Città del 14 ottobre 2026 dice che un’ordinanza firmata quel giorno dal sindaco sposta l’accensione da giovedì 15 a lunedì 19 ottobre 2026. Un termosifone freddo tutto il giovedì, con la colonna del palazzo fredda, può essere quella data. Non è uno sfiato.
Dal 19 ottobre quante ore e a quanti gradi?
Il comunicato scrive, dal 19 ottobre 2026 al 15 aprile 2027 compresi, un massimo di 13 ore al giorno tra le 5 e le 23. Nelle abitazioni la temperatura massima è 19 gradi con 2 gradi di tolleranza. Per industrie, artigianato e attività assimilabili è 18 gradi, con la stessa tolleranza. Non sono le 14 ore e i 20 gradi del decreto, e non sono le 8 ore di Milano fino al 30 ottobre. Le 13 ore si possono spezzare: l’ora del tuo stabile sta in bacheca.
Brescia e Milano partono lo stesso giovedì di Torino?
No. Brescia, nell’avviso del 12 ottobre 2026, sposta l’avvio a giovedì 22 ottobre. Quella pagina scrive la fascia tra le 5 e le 23 e non un tetto di ore: non copiare le 13 di Torino. Milano parte il 15, con al massimo 8 ore fino al 30. Un foglio non si copia sull’altro. In un comune della cintura apri l’avviso di quel Municipio, non quello del capoluogo.
Con la caldaia autonoma a Torino si può accendere giovedì?
Il D.P.R. 74/2013, art. 4, comma 6, lettera g, non applica il tetto di ore a una singola unità residenziale se c’è un programmatore almeno su due livelli e puoi spegnere il generatore. Il comunicato del 14 ottobre non riporta quella lettera e non stampa il numero dell’ordinanza. Non trattarlo come un permesso a ignorare l’atto, né come la prova che la tua murale sia fuori dalle date: quella frase sta sull’albo. Se il cronotermostato è spento, la caldaia ferma non è un guasto.
ArtigianiVicino manda un idraulico a Torino?
No. Apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese. Gas e impianto termico li tocca chi è abilitato al DM 37/08.
Poi apri l’elenco e chiama tu
Se lunedì, durante la fascia scritta, solo casa tua resta fredda, o la murale torna in blocco, filtra idraulica e riscaldamento a Torino. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Se stai ancora sulle 8 ore del capoluogo lombardo, la scheda è quella di Milano. Se stai sulle date nazionali, è quella delle zone.