Giovedì 15 ottobre il termosifone è spento a metà giornata: a Milano sono 8 ore, non un guasto

Giovedì 15 ottobre a Milano parte la stagione termica, ma fino al 30 il Comune tiene gli impianti accesi al massimo 8 ore, tra le 5 e le 23. Un termosifone tiepido al mattino e freddo nel pomeriggio, con il piano di sotto uguale, è quell’orario. Non è uno sfiato e non è un guasto. ArtigianiVicino non diagnostica a distanza e non manda la richiesta: l’elenco lo apri tu.

Giovedì non è la stessa ora in ogni città

Il decreto nazionale, per la zona climatica E, apre la stagione il 15 ottobre e la chiude il 15 aprile, con un tetto di 14 ore al giorno tra le 5 e le 23. Lo scrive il D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74, art. 4. Le fasce, i gradi-giorno e la differenza tra caldaia tua e centrale del palazzo stanno in accensione del riscaldamento 2026. Questa scheda non rifà quella tabella. Serve a non scambiare, giovedì, un orario già pubblicato per un calorifero rotto.

Il sindaco può stringere periodo, ore e temperatura «a fronte di comprovate esigenze», e deve informare la popolazione. È l’art. 5 dello stesso decreto. Nel 2026 tre avvisi vicini non dicono la stessa cosa. A Milano si parte giovedì, con meno ore. A Monza si aspetta il 22. A Bologna si aspetta il 1° novembre. Un tinello freddo alle 16, letto con la data del vicino, produce la telefonata sbagliata: a Milano chiedi un guasto che è un orario; a Monza chiedi di accendere un palazzo che l’ordinanza tiene ancora fermo.

Il motivo scritto dal Comune di Milano non è un’ondata di gelo. L’avviso del 9 ottobre parla di temperature sopra la media stagionale, di risparmio e di emissioni. Di giorno la casa può restare accettabile anche a impianto fermo. Di sera, se le otto ore sono già state usate al mattino, il calorifero si raffredda insieme a quello del piano di sotto. Non è il segnale che la colonna si sia svuotata durante il pranzo.

Le 14 ore della zona E sono il tetto del decreto, non l’orario del tuo stabile questa settimana. Prima di girare una valvola, leggi l’avviso del Comune e la tabella in bacheca. Sono due fogli diversi.

A Milano: 8 ore fino al 30, poi 13, non 14

L’avviso del Comune di Milano del 9 ottobre 2026 dice che dal 15 ottobre parte la stagione 2026/2027. Dal 15 al 30 ottobre l’accensione è consentita per un massimo di 8 ore al giorno, tra le 5 e le 23. Dal 31 ottobre fino al termine della stagione il tetto sale a 13 ore al giorno, nella stessa fascia. La stagione, in quell’avviso, termina il 15 aprile 2027, salvo nuove disposizioni. Non torna da solo alle 14 ore del decreto il 31 ottobre: 13 è il numero scritto per il resto dell’inverno, non una parentesi di due settimane.

Ore massime a Milano nella stagione 2026/2027, come le riassume l’avviso comunale del 9 ottobre 2026. La fascia è l’intervallo in cui quelle ore possono stare, non un blocco unico dalle 5 alle 13.
Periodo Ore massime Tra
15–30 ottobre 2026 8 al giorno le 5 e le 23
31 ottobre 2026 – 15 aprile 2027 13 al giorno le 5 e le 23

L’art. 4 del D.P.R. 74/2013 consente di spezzare le ore in due o più fasce, sempre dentro le 5 e le 23, fuori dalla zona F. L’avviso milanese non stampa un unico blocco «dalle 5 alle 13». Dice un massimo e una finestra. Quale pezzo di quelle otto ore tocchi al tuo palazzo — mattina, sera, o tutte e due — lo scrive l’amministratore. Il comma 7 dello stesso articolo chiede una tabella in evidenza: periodo, orario scelto, recapito del responsabile, codice del Catasto impianti. Se in bacheca non c’è, la domanda va all’amministratore, non a uno sfiato «per vedere se l’acqua si muove» a impianto fermo.

Sulla temperatura l’avviso è più stretto del decreto. Per gli edifici residenziali indica 19 °C con 2 °C di tolleranza, un grado sotto i 20 °C dell’art. 3 del D.P.R. 74/2013. Per le attività industriali, artigianali e simili il limite resta 18 °C con la stessa tolleranza. Un termostato portato a 24 «per recuperare il pomeriggio spento» non recupera le ore già consumate: spinge la media dell’alloggio fuori dal tetto che il Comune ha confermato per tutta la stagione. I numeri sulla testa del calorifero, che non sono gradi di legge, stanno in valvole termostatiche.

Restano fuori da queste prescrizioni, come le elenca l’avviso, ospedali, cliniche, case di riposo, asili nido e scuole dell’infanzia. Un appartamento ordinario non entra in quell’elenco perché in casa c’è un bambino o una persona anziana. Quella deroga non si autoapplica. L’avviso, in quella pagina, non stampa il numero dell’ordinanza. L’ordinanza sindacale n. 41 del 3 ottobre 2025 riguardava la stagione chiusa il 15 aprile 2026, con 13 ore per tutto l’inverno e non questa sequenza 8 poi 13. Non usare quel PDF per giovedì.

Se alle 7 il calorifero era tiepido e alle 16 è freddo, e il piano di sotto è freddo allo stesso modo, hai già l’informazione utile. Manca solo la riga della bacheca che dice in quali ore stanno le otto.

Monza aspetta il 22, Bologna il 1° novembre

Monza non eredita Milano. L’avviso del Comune di Monza del 7 ottobre 2026 sposta l’accensione dal 15 al 22 ottobre, fino al 15 aprile 2027. Gli impianti possono restare accesi al massimo 14 ore, tra le 5 e le 23. Per gli edifici privati la temperatura indicata è di 19 gradi; per le attività artigianali e industriali, 18. In quel capoverso l’avviso non scrive la tolleranza dei 2 °C: se ti serve la frase esatta, apri l’ordinanza firmata quel giorno dal sindaco Paolo Pilotto. Fuori periodo, se il clima lo giustifica, restano consentite 7 ore. Ospedali, cliniche, case di cura, strutture protette, asili nido, scuole materne, piscine e saune restano fuori da quei limiti di orario e di temperatura. Giovedì 15, a Monza, un termosifone freddo può essere ancora la data, non una colonna vuota.

A Bologna il comunicato del Comune del 29 settembre 2026 sposta l’accensione al 1° novembre, anche per gli impianti a biomassa. Per la stagione dall’1 novembre al 15 aprile indica 19 gradi nelle case e 17 nelle attività produttive e artigianali. Esclude ospedali, scuole, case di cura e usi simili, e gli edifici scaldati interamente da fonti rinnovabili senza emissioni. Quel comunicato non scrive il tetto di ore giornaliere. Non copiare le 8 ore di Milano, e non dare per letto un 14 che in quella pagina non c’è: l’ora del tuo stabile sta sull’ordinanza e in bacheca. Giovedì 15, a Bologna, la centrale condominiale può essere ancora spenta per quella data.

Cosa può essere acceso giovedì 15 ottobre 2026, solo dove un avviso comunale letto per questa scheda lo dice. Roma e Napoli non hanno, in questa pagina, un’ordinanza 2026/2027 da citare. Torino ha un comunicato del 14 ottobre: la scheda è un’altra.
Comune Giovedì 15 ottobre 2026 Dove sta scritto
Milano Si può accendere, massimo 8 ore fino al 30 Avviso comunale del 9 ottobre 2026
Torino Ancora fermo; avvio il 19 ottobre, poi fino a 13 ore Comunicato comunale del 14 ottobre 2026
Monza Ancora fermo; avvio il 22 ottobre, fino a 14 ore Avviso comunale del 7 ottobre 2026
Bologna Ancora fermo; avvio il 1° novembre Comunicato comunale del 29 settembre 2026

Torino è in zona E sul decreto: l’art. 4 aprirebbe giovedì, fino a 14 ore, se un avviso del Comune non dice altro. Il 14 ottobre 2026 la Città ha pubblicato il comunicato che sposta l’avvio a lunedì 19, poi al massimo 13 ore. Non sono le 8 ore di questa scheda. La lettura di un termosifone freddo tutto il giovedì sta in termosifoni spenti a Torino fino al 19. Un comunicato torinese che fa partire gli impianti «da domani mercoledì 15 ottobre» e chiude la stagione il 15 aprile 2026 è l’inverno scorso. Brescia, nell’avviso del 12 ottobre 2026, sposta l’avvio al 22 e non stampa un tetto di ore: non è il 22 di Monza copiato. Roma è in zona D e parte, sul decreto, il 1° novembre; Napoli è in zona C e parte il 15 novembre. Bergamo, Verona, Padova e Venezia stanno in zona E sulla riga nazionale e non ereditano né le 8 ore di Milano né il 19 di Torino. In zona F, dove non c’è un tetto nazionale di periodo, le 8 ore milanesi non si applicano per analogia.

Se abiti in un comune della cintura, la zona può non essere quella del capoluogo. Il filtro dell’elenco segue la città che scegli tu; la data di accensione segue il Municipio dell’impianto. Due palazzi a dieci minuti, uno a Milano e uno a Monza, giovedì non hanno lo stesso diritto di tenere la centrale accesa.

Come capire se è l’orario o un guasto

Il controllo utile dura un giro dell’appartamento e uno sguardo in bacheca. Non apre la centrale, non carica un circuito che non è tuo e non sostituisce la manutenzione sul libretto. Se a un certo punto senti gas, vedi acqua che non si ferma, o non riconosci un rubinetto, il giro è finito.

Lettura di un termosifone giovedì 15 ottobre, prima di chiamare. L’orario del palazzo e l’aria in un calorifero non si presentano allo stesso modo.
Cosa vedi Lettura Gesto
Tiepido alle 7, freddo alle 16, piano di sotto uguale Ore già usate Leggi la bacheca. Non sfiatare
Caldo sotto, freddo solo in alto, durante la fascia Aria o deposito Un solo calorifero, poi il manometro
Tutto freddo, il vicino sulla stessa colonna è caldo, testa aperta, fascia in corso Non è l’orario del palazzo Fermati. Non aprire la centrale
Testa sul gelo da maggio, gli altri caloriferi tiepidi Valvola chiusa Gira la testa, non la centrale
Odore di gas, o acqua che non si ferma Non è una prova Esci, o chiudi a monte se sai quale rubinetto
  1. Odore di gas. Esci, non accendere interruttori, non usare il telefono in casa. Chiama i soccorsi o il pronto intervento del distributore. L’orario del Comune non c’entra.
  2. Bacheca, prima delle valvole. Cerca periodo, fasce e recapito del responsabile. Se il foglio manca, scrivi all’amministratore. Non entrare in centrale «per vedere se la pompa gira»: quell’impianto non è il rubinetto di casa.
  3. Lo stesso piano, la stessa ora. Se il calorifero del vicino sulla tua colonna è freddo quanto il tuo, e la fascia del mattino è già passata, avete letto lo stesso orario. Sfiatare in due non fa tornare le ore.
  4. Solo il tuo, durante la fascia, testa aperta. Se il vicino è caldo e il tuo corpo è freddo tutto intero, non è il taglio delle 8 ore. Una testa lasciata sul gelo da maggio spiega un calorifero solo: il giro delle teste sta nella scheda delle valvole. Un caldo sotto e un freddo sopra, a impianto che sta girando, è un altro caso: un solo sfiato, quello, con chiave e straccio, poi rileggi il manometro. Il dettaglio sta in termosifone freddo in alto. Non svuotare la casa per prova.
  5. Non caricare per «riempire il pomeriggio». A impianto fermo il manometro basso non si cura aggiungendo acqua a una centrale condominiale. Su una murale tua, il carico è un gesto che conosci già o non è il gesto di oggi: la lettura sta in pressione della caldaia bassa. Sfiatare un calorifero freddo perché la centrale è spenta toglie pressione e non aggiunge ore.

Non aprire il circuito sigillato, non svitare lo scambiatore, non «provare» il gas, non salire sul tetto per il condotto. Impianto termico e gas li tocca chi è abilitato al DM 37/08. Se si maneggia il refrigerante di una pompa di calore, serve anche F-GAS. Non è un bollino di questo sito.

Caldaia tua e centrale del palazzo non suonano insieme

Se il calore arriva dalla centrale del condominio, giovedì la decisione di accendere non è sul tuo termostato. È sull’orario affisso. Tu puoi chiudere i tuoi caloriferi e avvisare se, durante la fascia scritta, solo il tuo resta freddo. Non prometti al pianerottolo che «basta un po’ d’acqua» e non chiedi a una ditta di anticipare una data che l’ordinanza ha spostato. A Monza, fino al 22, e a Bologna, fino al 1° novembre, quella richiesta è fuori dal foglio, non un favore tra vicini.

Se in casa hai una caldaia murale che fa anche l’acqua calda, l’impianto è tuo. Il D.P.R. 74/2013, art. 4, comma 6, lettera g, dice che il tetto di ore dei commi 2, 3 e 4 non si applica agli impianti di una singola unità residenziale se c’è un programmatore almeno su due livelli nelle 24 ore e se puoi spegnere il generatore in base a quello che ti serve. L’avviso milanese del 9 ottobre descrive 8 ore per gli impianti di riscaldamento domestico e, in quella pagina, non riporta la lettera g. Non leggerlo come un permesso a ignorare l’ordinanza, e non leggerlo come la prova che la tua murale sia dentro o fuori da quelle 8 ore. La frase che conta sta nell’atto all’albo, non in un riassunto. Quello che puoi vedere senza l’atto è più piccolo: se il cronotermostato è fuori dalla fascia che hai impostato tu, la caldaia spenta sta eseguendo il programma. Non è un blocco. Un riarmo ripetuto non sposta l’ora del programmatore.

Il limite di temperatura, dove il Comune lo ha scritto, non dipende da quella lettera. A Milano l’avviso conferma 19 °C più 2 °C per le abitazioni per tutta la stagione, non solo per le otto ore. Alzare la testa al massimo e il cronotermostato insieme, «così quando parte scalda prima», è il modo per fermare la macchina appena la sonda in corridoio è soddisfatta e lasciare fredda la stanza lontana. Due manopole non si sommano. Se la murale mostra un codice di fiamma, sonda o scarico e dopo un solo riarmo, descritto sul libretto, il blocco torna, smetti. I codici non sono uguali da una marca all’altra.

Una pompa di calore non si legge con l’orario di una centrale a gas. Il filtro e la griglia, a macchina spenta, stanno in filtri della pompa di calore. Il limite sulle stelle di una stufa in Lombardia non è questa data: sta in stufa e camino. Per una stima di kilowatt, non di ore comunali, c’è il calcolatore in kW. Per un importo, Costi. Per una detrazione, Bonus. Nessuna di quelle pagine accende il palazzo.

Quando smettere e chiamare

Non chiamare un idraulico perché alle 16 il calorifero è freddo e la bacheca dice che le otto ore erano al mattino. Hai già la risposta. Chiama se senti gas, se l’acqua non si ferma, se dopo un carico che conoscevi la pressione ricade, se il blocco della murale torna subito, o se durante la fascia scritta solo il tuo alloggio resta freddo, con la testa aperta e il vicino sulla stessa colonna caldo. Chiama l’amministratore, prima della ditta, se la tabella del comma 7 non è affissa o se l’orario in bacheca non coincide con quello che i caloriferi fanno.

Al telefono servi quattro cose: città e se giovedì lì si può già accendere, autonomo o centralizzato, cosa dice la bacheca o il cronotermostato, e cosa hai già escluso («freddo alle 16 come il piano di sotto, fascia del mattino già finita» oppure «vicino caldo, testa aperta, fascia in corso, nessun carico»). Non chiedere un prezzo chiuso al primo squillo: un orario comunale e una valvola che non apre non sono lo stesso intervento. L’idraulico che tocca gas e termico deve essere abilitato al DM 37/08. Chiedilo. ArtigianiVicino non certifica imprese e non mette bollini.

A Milano il filtro giusto, se il controllo è finito e serve una ditta, è idraulica a Milano. A Monza, fino al 22, non chiedere di «fare partire il palazzo»: se il problema è la tua testa o la tua murale, l’elenco è idraulica a Monza. A Bologna, prima del 1° novembre, vale lo stesso confine: idraulica a Bologna. Torino, Bergamo e le altre città dell’elenco si filtrano da idraulica, senza copiare l’ora di Milano. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Lo componi tu.

Date per zona Valvole termostatiche Termosifone freddo in alto Elenco a Milano Apri da Preventivo

Domande prima del telefono

A Milano il 15 ottobre il termosifone deve restare caldo tutto il giorno?

No. L’avviso del Comune del 9 ottobre 2026 consente, dal 15 al 30 ottobre, al massimo 8 ore al giorno tra le 5 e le 23. Dal 31 ottobre il tetto sale a 13 ore, fino al 15 aprile 2027, salvo nuove disposizioni. Non sono le 14 della zona E. Se al mattino era tiepido e nel pomeriggio è freddo come al piano di sotto, leggi la bacheca prima di sfiatare.

Monza e Bologna partono lo stesso giovedì?

No. Monza, con l’avviso del 7 ottobre 2026, sposta l’accensione al 22 ottobre, fino a 14 ore tra le 5 e le 23. Bologna, nel comunicato del 29 settembre 2026, la sposta al 1° novembre. Un termosifone freddo giovedì 15, in quelle due città, può essere ancora fuori periodo. Non è il guasto di Milano, e non si cura con le 8 ore milanesi.

Con la caldaia autonoma le 8 ore di Milano valgono lo stesso?

Il D.P.R. 74/2013, art. 4, comma 6, lettera g, non applica il tetto di ore a una singola unità residenziale se c’è un programmatore almeno su due livelli e puoi spegnere il generatore. L’avviso del Comune non riporta quella lettera. Non trattarlo come un permesso a ignorare l’ordinanza, né come la prova che la tua murale sia dentro o fuori dalle 8 ore: quella frase sta nell’atto. Se il cronotermostato è fuori fascia, la caldaia spenta non è un guasto.

Il calorifero è freddo solo in alto: sono le 8 ore?

No. L’orario del palazzo raffredda tutto il corpo, non solo la parte alta. Caldo sotto e freddo sopra, mentre l’impianto gira, è aria o deposito: un solo sfiato, poi il manometro. Non svuotare l’impianto per far entrare ore che la centrale ha già usato al mattino.

ArtigianiVicino manda un idraulico?

No. Apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese. Gas e impianto termico li tocca chi è abilitato al DM 37/08.

Poi apri l’elenco e chiama tu

Se durante la fascia scritta solo casa tua resta fredda, o la murale torna in blocco, filtra idraulica e riscaldamento. A Milano la città è già quella dell’avviso. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Se stai ancora sulle date nazionali, la scheda è quella delle zone. Se stai sui numeri della testa, è quella delle valvole.

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