Valvole termostatiche: come regolarle prima del 15 ottobre

Manca una settimana al 15 ottobre, e in zona E la domanda di questi giorni non è più «che data è». Quella sta nell’accensione. Non è nemmeno «perché è freddo solo in alto»: quello è lo sfiato. È a che numero lasciare la testa, e perché un calorifero resta freddo se gli altri partono. I numeri sulla manopola non sono una legge. ArtigianiVicino non regola l’impianto a distanza e non manda la richiesta: l’elenco lo apri tu.

I numeri non sono gradi di legge

La testa termostatica è un termostato locale, avvitato o innestato sulla valvola di quel calorifero. Sente l’aria intorno alla manopola e, quando quella bolla d’aria arriva al punto che il costruttore ha mappato, chiude un po’ la portata. Non misura la stanza con la sonda del cronotermostato in corridoio, salvo i modelli elettronici che hanno un sensore a parte e un libretto che lo dice. Non accende la caldaia. Non è il rubinetto generale dell’acqua. E il numero stampato sul collarino non è, da solo, una temperatura scritta nel decreto.

Su molte teste vendute in Italia il libretto mette il comfort vicino alla tacca centrale, spesso marcata 3, e la associa a un valore intorno ai 20 °C. Il simbolo del gelo, o l’asterisco, è la posizione antigelo del costruttore: la valvola resta socchiusa, non è «spento per sempre» e non è un isolamento idraulico. Lo zero, quando c’è, è un’altra tacca: chiude di più, e d’estate molte manopole sono rimaste lì. Il 5, o l’ultima tacca, apre di più. Non è il permesso di superare il tetto del Comune. Tra una marca e l’altra lo stesso numero può voler dire un paio di gradi di differenza. Caleffi, Giacomini, Danfoss, Heimeier non condividono una scala unica. Se non hai il foglietto di quella testa, non copiare una tabella trovata per un altro modello: parti dal centro e correggi dopo una sera di calore vero.

Come leggere la scala di una testa termostatica senza scambiarla per una temperatura di legge
Sulla manopola Cosa fa, in genere Cosa non è
Gelo o asterisco Antigelo del costruttore: portata minima, non un calorifero in uso. Non è la temperatura dell’art. 3 e non sostituisce un locale abitato.
Numeri bassi Meno acqua calda in quel corpo scaldante. Non è il grado dipinto sul muro accanto.
Tacca centrale Il punto di comfort scritto sul libretto di quella testa. Non è, da sola, la media ponderata del decreto.
Numeri alti Più portata, stanza che sale più in fretta. Non è un’autorizzazione a superare l’ordinanza.
Zero, se c’è Chiusura, diversa dall’antigelo. Non è la vitina di sfiato e non è il detentore.

Il tetto nazionale sta nel D.P.R. 16 aprile 2013, n. 74, art. 3. Durante il funzionamento, la media ponderata delle temperature dell’aria, misurate nei singoli ambienti di ciascuna unità, non deve superare 20 °C con una tolleranza di 2 °C per le abitazioni, e 18 °C con la stessa tolleranza per gli edifici della categoria E.8, industriali e artigianali. Non è «ogni stanza a 20 precisi, misurati col palmo». È una media dell’alloggio. Il sindaco, con l’art. 5, può ridurre quel tetto e deve informare la popolazione. Il numero sulla testa è solo il modo pratico per non spingere quella media oltre il limite che vale a casa tua.

Una tabella di conversione copiata da un’altra marca è il modo più rapido per surriscaldare una camera. Se il libretto manca, la tacca centrale è un punto di partenza, non un dato ufficiale.

Questa settimana non è uguale in ogni Comune

Per i Comuni in zona climatica E il periodo ordinario del D.P.R. 74/2013, art. 4, va dal 15 ottobre al 15 aprile, fino a 14 ore al giorno tra le 5 e le 23. Nel 2026 il 15 ottobre è un giovedì. Sul decreto, Milano, Torino e Bologna stanno su quella riga. Il sindaco può aver pubblicato altro: a Milano e a Bologna l’ha fatto, e come non scambiare l’orario per un guasto sta in 8 ore a Milano il 15 ottobre. Roma è in zona D e Napoli in zona C: il loro calendario è più tardi, e il gesto sulla testa si fa la settimana prima della tua data, non per forza giovedì. La tabella, i gradi-giorno e la differenza tra autonomo e centralizzato stanno in accensione del riscaldamento 2026. Questa scheda non rifà il calendario.

A Milano la pagina «Calendario di accensione degli impianti di riscaldamento», aggiornata il 16 giugno 2026, descriveva ancora la stagione 2025/2026 e l’ordinanza n. 41 del 3 ottobre 2025: 13 ore tra le 5 e le 23. Quella stagione è chiusa. Il 9 ottobre 2026 il Comune ha pubblicato l’avviso della stagione 2026/2027: dal 15 al 30 ottobre al massimo 8 ore, dal 31 ottobre 13 ore, tra le 5 e le 23, e 19 °C più 2 °C nelle abitazioni. Come non scambiare un termosifone spento a metà giornata per un guasto sta in 8 ore a Milano il 15 ottobre. L’avviso non stampa, in quella pagina, il numero dell’ordinanza: se ti serve l’atto, apri l’albo, non il PDF dell’inverno scorso.

Monza non è Milano, e per questa stagione ha già scritto. L’avviso del Comune di Monza del 7 ottobre 2026 dice che l’ordinanza firmata quel giorno dal sindaco Paolo Pilotto sposta l’accensione dal 15 al 22 ottobre 2026, fino al 15 aprile 2027. Gli impianti possono restare accesi al massimo 14 ore, tra le 5 e le 23. Per gli edifici privati la temperatura massima indicata è di 19 gradi; per le attività artigianali e industriali, 18. L’avviso non scrive, in quel capoverso, la tolleranza dei 2 °C: se ti serve la frase esatta, apri il testo dell’ordinanza, non un riassunto. Ospedali, cliniche, case di cura, strutture protette, asili nido, scuole materne, piscine e saune restano fuori da quei limiti di orario e di temperatura. Fuori dal periodo, se il clima lo giustifica, restano consentite 7 ore. Il Comune motiva la scelta con le previsioni di ARPA Lombardia per la zona E, sottozona 5, fino al 21 ottobre, più miti di un autunno tipico. Non copiare il 22 ottobre su Milano, Torino o Bologna.

Se il Comune sta in Emilia-Romagna, non usare il giovedì di Milano. La scheda sulle date richiama già la delibera di Giunta regionale n. 1505 del 7 settembre 2026. In zona F non c’è una finestra nazionale da aspettare: la testa si regola quando l’impianto può già girare, non «il 15 perché lo dicono in pianura». Prima della tua data puoi già fare il giro a impianto fermo. Non puoi giudicare se la stanza è giusta finché l’acqua non si muove.

Due manopole diverse. Il cronotermostato a parete decide quando il generatore di casa può partire. La testa decide quanta acqua passa in quel calorifero. Alzarli entrambi «per essere sicuri» non somma due sicurezze: fa fermare la caldaia quando la sonda in corridoio è soddisfatta, e lascia fredda la stanza lontana se la sua testa è ancora sul gelo.

Il giro delle teste, a impianto ancora fermo

Il controllo utile dura un giro dell’appartamento e non apre l’impianto. Non sostituisce la manutenzione sul libretto e non è uno sfiato. Lo sfiato, con acqua che esce, si fa quando l’impianto può già girare e un calorifero è caldo sotto e freddo sopra: il dettaglio sta in termosifone freddo in alto. Oggi, a macchina ancora spenta, sistemi solo quello che si gira con la mano.

  1. Odore di gas. Esci, non accendere interruttori, non usare il telefono in casa. Chiama i soccorsi o il pronto intervento del distributore. La testa non c’entra.
  2. Tre pezzi, non uno. La testa è la manopola grande, con numeri o con un gelo. La vitina di sfiato è un quadretto o una fessura in cima, di solito dal lato opposto. Il detentore è il cappuccio sull’altro tubo. Se non distingui i tre, non è il giorno in cui sviti a caso.
  3. Una foto prima di girare. Da maggio molte teste sono sul gelo o sullo zero. Segna dov’erano. Se dopo una settimana una stanza non va, torni al punto di partenza senza indovinare.
  4. Dalla posizione estiva verso il centro, non verso il massimo. Un quarto di giro alla volta, finché la tacca centrale del tuo modello è in corrispondenza del riferimento. Se la manopola si ferma prima del numero alto e senti un arresto netto, può essere un fermo messo dal condominio. Non forzare oltre.
  5. Libera la testa. Tenda lunga, panni stesi, divano contro la piastra, mensola che chiude la convezione: la manopola legge una tasca calda e chiude troppo presto. Sposta, poi giudica, il giorno in cui l’acqua gira.
  6. Non toccare il detentore. È stato lasciato più chiuso in un bagno piccolo e più aperto in un soggiorno per bilanciare le stanze. Aprirlo tutto «perché scalda di più» ruba portata agli altri caloriferi. Non è una regolazione di stagione.
  7. Testa elettronica. Se il display è spento, la pila indicata sul libretto è il primo controllo, e solo se il vano si apre senza smontare il corpo valvola. Se il display è acceso e il calorifero resta freddo, non è la batteria. Non aprire il circuito per «vedere il motore».

Non svitare il corpo della valvola, non scaricare il calorifero, non oliare il perno con un grasso da officina, non colpirlo. Impianto termico e gas li tocca chi è abilitato al DM 37/08. Non è un bollino di questo sito: è quello che deve stare sul lavoro.

Pavimento radiante, ventilconvettori e split non sono questa scheda. I collettori del pavimento hanno flussimetri che non si regolano con la stessa manopola di un termosifone in ghisa. Se in casa non ci sono caloriferi ad acqua, torna alle guide per mestiere. I filtri di una pompa, prima del freddo, stanno in filtri della pompa di calore. Una stufa o un camino seguono un altro limite, in stufa e camino.

Stanza per stanza, non tutto al massimo

Il soggiorno, dove stai la sera, può restare sulla tacca centrale. La camera, se dormi con meno calore, una tacca sotto, non sul gelo: il gelo è per un locale che non usi. Il bagno può stare una tacca sopra il soggiorno se il libretto della testa lo prevede, e comunque dentro la media che il decreto o l’ordinanza consentono. Una stanza vuota lasciata al massimo scalda un volume che non abiti. Una stanza usata lasciata sul gelo resta fredda, e il resto dell’appartamento non «compensa» da solo: la sonda in corridoio si accontenta e la camera in fondo no.

Non c’è, in questa pagina, una percentuale di risparmio da promettere. Dipende da infissi, piano, ore in cui il generatore può partire, e da quanta acqua il detentore lascia già passare. Chi vende «il 7 per cento a tacca» sta vendendo un numero che il tuo libretto non ha firmato. Il gesto utile è più piccolo: non scaldare il ripostiglio come il tinello, e non coprire la testa.

La tenda è il caso che inganna. La testa, chiusa nella piega, sente aria calda e chiude. La stanza resta fresca. La sera alzi al massimo. Il giorno dopo apri la tenda, la manopola sente l’aria vera e il calorifero resta aperto troppo a lungo. Prima liberi il fronte, poi scegli la tacca, poi aspetti un ciclo. Una mensola stretta non è lo stesso ostacolo di un copridivano che sigilla la piastra. Se dopo aver liberato il fronte il freddo è solo in alto, non è più un problema di numero: è aria, e torni allo sfiato.

Come leggere i caloriferi a impianto già acceso, dopo aver regolato le teste
Cosa succede Lettura più frequente Cosa fai
Tutti caldi, una stanza troppo calda Testa alta, o cronotermostato sopra il tetto utile. Scendi di una tacca. Non aprire il detentore.
Uno freddo tutto, gli altri scaldano Testa sul gelo, perno bloccato, o detentore chiuso. Porta la testa al centro. Se non cambia, guarda il perno. Non sfiatare a vuoto.
Caldo sotto, freddo sopra, gorgoglio Aria in quel calorifero. Scheda dello sfiato, uno solo, poi chiudi.
Tutti freddi insieme Generatore, orario, o centrale del palazzo. Non girare ogni testa al massimo. Guarda caldaia o avviso in bacheca.
Piastra caldissima, stanza fredda Testa coperta da tenda o panni. Libera, aspetta un ciclo, poi giudica.

Il cronotermostato a parete, su un autonomo, va tenuto vicino al comfort che vuoi nella zona dove la sonda sta, non a 24 «per spingere i caloriferi lontani». Se la sonda è in un corridoio già caldo e la camera è fredda, alzare il muro non è la cura: o la testa della camera è chiusa, o la portata non arriva. Il tetto di ore di una murale con programmatore a due livelli non è questa pagina: è l’art. 4, comma 6, lettera g, e sta nella scheda delle date. Non è un permesso a tenere 24 °C a fine settembre.

Perno bloccato, testa tolta, ripartitore

Se, a impianto acceso, un solo calorifero resta freddo tutto e gli altri scaldano, e la testa non è sul gelo, il passo successivo è il perno, non un altro numero. Molte teste si sganciano senza attrezzi, se il modello lo prevede: un collare, una ghiera, un dente. Sotto c’è un pistoncino. Deve sporgere e tornare fuori se lo premi con un dito, piano. Se è bloccato dentro, la valvola non apre e il calorifero resta freddo anche al massimo. Non colpirlo con un martello e non versarci olio. Un perno che non torna è un corpo valvola da sostituire, e una botta lo fa perdere sul pavimento.

Cambiare solo la manopola, quando è innesto rapido e non apri l’acqua, è un gesto da libretto, non un intervento sul circuito. Cambiare il corpo valvola svuota o isola quel calorifero e tocca l’impianto termico: lo fa chi è abilitato al DM 37/08. Togliere la testa e lasciare il perno tutto fuori «per avere più calore» tiene la valvola aperta per la stagione. In un condominio con contabilizzazione il ripartitore segna di più, e perdi il limite di stanza. Rimetti la testa. Se gira a vuoto senza scatti, l’innesto è spanato: non è una regolazione, è un pezzo da sostituire.

Il ripartitore, se c’è, è la scatolina sul calorifero, non la manopola. Non coprirlo con un panno, non dipingerlo, non staccarlo per «non pagare». Non è un termostato e non si regola con i numeri della testa. La quota fissa e la quota a consumo stanno nel criterio del condominio e nella norma tecnica che l’assemblea applica, non in una percentuale inventata qui. Un alone umido intorno al dado della valvola, il giorno dopo il primo ciclo, non è condensa di stagione. Asciuga. Se la goccia torna, fermati: è una perdita, e stringere a caso il corpo può peggiorarla.

Manutenzione e rapporto di controllo dell’efficienza energetica non sono questo giro di manopole. Se il libretto è fermo da più di una stagione, il primo freddo è il momento del manutentore. Il dettaglio delle due date sta in libretto e controllo fumi.

Condominio: la testa è tua, la caldaia no

Il decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, articolo 9, come modificato dal decreto legislativo 18 luglio 2016, n. 141, ha indicato il 30 giugno 2017 come termine per la contabilizzazione e la termoregolazione nei condomini e negli edifici polifunzionali serviti da un impianto centralizzato o da teleriscaldamento, con le eccezioni di impossibilità tecnica o di inefficienza economica che un tecnico qualificato deve asseverare. Non è un’etichetta di questo sito e non significa che ogni palazzo, oggi, abbia le teste. Se in casa non le vedi, non le inventi e non smonti un volantino vecchio per «metterci il numero 3».

In una casa con caldaia murale tua, le teste non sono quell’obbligo condominiale: sono il limite di ogni stanza, accanto al programmatore. In un palazzo con centrale, la testa non accende e non spegne la caldaia comune. Data, fasce e tabella in bacheca — periodo, orario, recapito del responsabile, codice del Catasto impianti — stanno nell’art. 4, comma 7, del D.P.R. 74/2013, e le tiene l’amministratore o il terzo responsabile. Tu regoli i tuoi caloriferi dentro quelle ore. Non entri in centrale, non chiudi una colonna in cantina, non prometti al pianerottolo che «basta mettere tutti al 5 alle sette».

Se la mattina della tua data tutti i caloriferi di casa sono freddi, e le teste non sono sul gelo, non è un problema di numeri. In un centralizzato scrivi all’amministratore una frase precisa: data, teste già fuori dall’antigelo, quali stanze, se i vicini sulla stessa montante hanno calore. In un autonomo guarda il display e il manometro, non la manopola: pressione e blocco stanno in pressione della caldaia bassa. Se non sai quale dei due casi sei, guarda se in casa esiste una caldaia che fa anche l’acqua calda sanitaria. Se l’acqua calda arriva da uno scaldabagno e i termosifoni da una colonna del palazzo, sei sul secondo caso.

Un distacco dal centralizzato, con una murale tua, ti toglie dall’orario del palazzo e non cancella l’art. 3. Le teste restano il limite delle stanze. Se l’assemblea ha fatto sigillare un fermo sul numero alto, quel fermo è il tetto che il palazzo ha scelto: forzarlo non è una regolazione, è un danno sul pezzo comune o sul tuo corpo valvola, a seconda di come è stato installato. Chiedi, non spingere.

Quando smettere e chiamare

Chiama se il dado della valvola gocciola, se il perno non torna, se la testa gira a vuoto, se dopo un ciclo un solo calorifero è freddo tutto e il pistoncino è bloccato, o se hai già aperto il corpo e l’acqua non si ferma. Chiama anche se senti gas: in quel caso non sei più sulla manopola, sei fuori di casa. Se tutti i caloriferi sono freddi in un autonomo e il display parla di fiamma, sonda o fumi, smetti di girare numeri. I codici non sono universali: Ariston, Baxi, Vaillant, Immergas, Beretta usano sigle diverse. Aprilo sul libretto della tua macchina.

Al telefono servi tre cose: città, se l’impianto è autonomo o centralizzato, e cosa hai già fatto («teste al centro, soggiorno freddo tutto, perno bloccato dentro, nessun gocciolio»). Non chiedere un prezzo chiuso al primo squillo: sostituire una manopola e sostituire un corpo valvola non sono lo stesso intervento. Per leggere un importo, usa Costi. Per una detrazione su una sostituzione, Bonus. Questa scheda resta sul quando fermarsi.

L’idraulico che tocca gas e termico deve essere abilitato al DM 37/08. Se si maneggia il refrigerante di una pompa, serve anche F-GAS. Chiedilo. ArtigianiVicino non certifica imprese e non mette bollini: in elenco mostriamo le voci già presenti sulla scheda. Poi chiami tu. Se stai ancora stimando i kilowatt, il calcolatore è un altro gesto, nel browser, e non sceglie la tacca al posto tuo.

Accensione 2026 Termosifone freddo in alto Pressione caldaia Elenco idraulici Potenza in kW

Domande prima del telefono

Il numero 3 significa 20 gradi?

No, non come regola. Su molte teste il libretto mappa la tacca centrale vicino ai 20 °C. Un’altra marca può spostare quel punto di un paio di gradi. Il tetto di legge è un’altra cosa: il D.P.R. 74/2013, art. 3, e l’eventuale ordinanza del Comune.

Posso mettere tutte le teste al massimo la prima sera?

Meglio di no. Il massimo apre la portata e rende facile superare la media che l’art. 3 consente. Parti dalla tacca centrale del libretto di quella testa, libera la manopola da tende e panni, e correggi dopo un ciclo vero, non prima.

A Monza i termosifoni partono il 15 ottobre 2026?

No. L’avviso del Comune di Monza del 7 ottobre 2026 sposta l’avvio al 22 ottobre, fino al 15 aprile 2027, con un massimo di 14 ore tra le 5 e le 23. Per gli edifici privati indica 19 gradi. Non è una data da copiare a Milano.

In condominio la testa accende la caldaia del palazzo?

No. La testa regola il tuo calorifero. Data e fasce del centralizzato le tiene l’amministratore o il terzo responsabile. Se l’appartamento resta tutto freddo, non è un giro di manopole: è un avviso al palazzo.

ArtigianiVicino manda un tecnico?

No. Apri l’elenco, leggi la scheda e chiami tu. Non inoltriamo messaggi e non certifichiamo imprese.

Poi apri l’elenco e chiama tu

Se il perno non torna o la valvola gocciola, filtra idraulica e riscaldamento. Il telefono, se c’è, sta sulla scheda. Non inoltriamo la richiesta. Se stai ancora misurando i kilowatt, usa il calcolatore; se stai leggendo un importo, vai su Costi.

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